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“Da 5 Bloods – Come fratelli”. La guerra in Vietnam tra discriminazioni del passato e del presente

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Spike Lee torna, in questo caso sul piccolo schermo, con “Da 5 Bloods”, sullo sfondo la Guerra in Vietnam, ma all’interno vari scenari della disparità e delle ingiustizie vissute dalla popolazione afroamerciana sia nel passato che nel presente. Scritta tra il 2013 e il 2018, su Netflix dal 12 giugno, questa pellicola sembra apparire quasi del tutto profetica, per via delle vicende che l’America sta vivendo in questi giorni dopo l’uccisione a Minneapolis di George Floyd. Questo prodotto della realtà contemporanea si sposa alla perfezione con la rinascita del movimento Black Lives Matter, il quale viene citato anche con alcune immagini alla fine del film.
La pellicola, scritta e diretta da Spike Lee, si apre e si chiude allo stesso modo: discorsi di importanti afroamericani che hanno cambiato la storia dell’America, segnando un momento di rivalsa. Da Mohammed AIì a Martin Luther King – mostrati con reali immagini di repertorio –, simboli dell’orgoglio nero unito alla contrarietà verso la guerra. La storia di questa pellicola si basa sulla fratellanza di quattro reduci di guerra che tornano in Vietnam per cercare un tesoro nascosto nella giungla e per riportare in patria il corpo sepolto del loro capo squadra, Norman, morto in battaglia. Paul, David, Otis e Eddie tornano in una terra ancora profondamente lacerata e diffidente, che vediamo sia nel presente sia nel passato con numerosi flashback che rappresentano i momenti di guerra dove emergono i ricordi di orrore, ma anche quelli di profonda unione tra i protagonisti.
Spike Lee manipola una realtà storica fatta di immagini di repertorio per raccontare l’amicizia e l’impresa di quattro veterani. L’impegno politico è da subito evidente con i filmati originali incastonati all’interno del film e per alcune battute affilate presenti del copione. Le interpretazioni sono complessivamente ottime, ma svetta in cima agli altri il lavoro di Delroy Lindo (Paul), quasi il “fulcro” del film. Un suo monologo quasi alla fine della pellicola ci catapulta nelle varie emozioni vissute nel passato e ancora presenti nell’America contemporanea, nazione “non razzista” sebbene nella pratica questo concetto fondante non sia mai rispettato dalla legge.
Il personaggio di Paul era in passato vivamente vicino agli ideali dei Civil Rights e adesso è in favore del Presidente Trump, tanto da indossare costantemente un cappellino rosso con la dicitura “Makes America Great Again”. Tutti fattori che lo porteranno a scontrarsi con gli altri membri del gruppo e che Spike Lee sfrutterà anche come punto d’appoggio per una secca critica anti-trumpiana che investe l’intera storia dall’inizio alla fine. Da 5 Bloods è uno dei film forse più riusciti dell’autore, capace di raccontare, attraverso la guerra e l’amicizia, la storia di una nazione in crisi. Viaggiando verso il luogo del tesoro, tra ricordi, scontri e riflessioni, i quattro personaggi si calano ognuno nei drammi dell’altro, lasciando trapelare malesseri fisici, problemi economici e mancanze emotive.

Lorenzo Olivieri

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