L’angolo di Michele Anselmi

Diciamo che “99 Lune” corrispondono a circa 8 anni: ecco spiegato il titolo del film di Jan Gassmann, svizzero, classe 1983, da giovedì 29 giugno nelle sale con Teodora. A Cannes 2022, pure avvolto da un’aura di scandalo sessuale a causa di alcune scene più o meno esplicite, tipo un pene in erezione, vulve a vista, un episodio di “facesitting” (non fatemi spiegare), il film è curioso, e magari solleciterà qualche forma di identificazione, benché ogni storia sia diversa. Nel corso di 110 minuti il cineasta svizzero scandisce il passare del tempo con l’aiuto di cartelli che indicano “9 lune dopo”, “16 lune dopo, “22 lune dopo”, a indicare come mutano i rapporti tra i protagonisti della liaison: una giovane donna ventottenne di origine italiana, Bigna Molinari, che studia scientificamente le pecore al fine di prevenire per tempo l’arrivo di terremoti, eruzioni e tsunami; un trentaduenne dai capelli lunghi tinti e dai baffoni folti, tale Frank, che lavora come cameriere in un club equivoco usando come nickname per ingaggi sessuali “makefucknotkill”.
Tutto comincia nel novembre del 2011, Svizzera tedesca. In un parcheggio Bigna è aggredita da un balordo con maschera da film horror che intende stuprarla, ma capiamo subito che le cose non stanno così: è un “gioco” erotico pagato da lei, perché solo così, senza penetrazione, sedendosi nuda sulla faccia di lui, riesce a godere pienamente. Sembra un rapporto occasionale, Bigna non concede mai il bis, proprio per spersonalizzare la pratica a pagamento; ma stavolta qualcosa scuote la donna, che infatti accompagna Frank fino al bar in cui lavora e presto deciderà di rivederlo, perché l’uomo ci sa fare e perché c’è qualcosa di fragile nella sua piccola scelleratezza.
“Stai confondendo il sesso con l’amore” taglia corto la donna in carriera quando il barista le chiede di vedersi in modi meno rischiosii; e tuttavia, luna dopo luna, ora temuto da lei, ora cercato da lui, uno strano rapporto “fisso” è destinato a crearsi. Con esiti imprevedibili, specie quando, dopo una lunga separazione, Bigna e Frank si troveranno di fronte a una festa di nozze: lei col suo triste fidanzato, lui a servire prosecchi.
Ha ragione Jan Gassmann quando spiega: “Non puoi scegliere di chi innamorarti, né puoi scegliere chi trovare sessualmente attraente. L’amore è anarchico, ogni relazione cerca i propri ideali, le proprie regole e i comportamenti che le sono più consoni”. Che è proprio quanto accade in “99 Lune”, attraverso una fotografia molto scura, a luce naturale, e la prova anche audace dei due interpreti, che sono Valentina Di Pace e Dominik Felmann. Il regista non li rende “simpatici”, anzi li mostra alle prese con gelosie e partouze, tirate di cocaina e soffocamenti indotti; sempre ribadendo la forte attrazione erotica che, come un basico collante, una forma nitida di comunicazione, unisce i due, pure quando la terra circostante tremerà.
Fossi stato il produttore, avrei imposto qualche taglio, perché il regista usa la struttura narrativa ellittica, utile a lasciare le situazioni in sospeso, con l’aria di chi poco si cura dello spettatore e troppo di una certa coerenza stilistica portata all’eccesso. Un sospetto di manierismo d’autore aleggia, ma siccome si vuol sapere come andrà finire la faccenda (nel frattempo cambiano abiti, pettinature, situazioni familiari, mestieri) bisogna riconoscere che “99 Lune” non è un film avaro di sorprese.
Volendo si possono citare, come involontari modelli, “Intimacy” di Patrice Chéreau e “Dieci inverni” del nostro Valerio Mieli. Ma non lo farei. Di sicuro nessuno produrrebbe oggi in Italia un film così.

Michele Anselmi