L’angolo di Michele Anselmi

A 88 anni, se si sta ancora bene in salute, l’urgenza del fare diventa una specie di comandamento. Infatti l’inglese Ridley Scott continua a sfornare un film dopo l’altro: neanche due anni fa “Il Gladiatore II”, adesso “The Dog Stars – Le stelle dopo la fine”, nelle sale in Italia da mercoledì 26 agosto con 20th Century Studios. Alla base c’è un romanzo di Peter Heller del 2012, l’ennesimo incentrato su un’Apocalisse prossima ventura, in questo caso provocata da un mortale virus influenzale che ha riportato il pianeta a una specie di Medioevo o quasi. Ma certo il pensiero va alla pandemia da Covid-19, e il film, sia pure tra le righe, sposa la causa dei vaccini contro un certo oscurantismo anti-scientifico di ritorno, non solo negli Stato Uniti.
Siamo nel 2035, dalle parti di una Denver semidistrutta, anche se il Colorado delle Montagne Rocciose è stato “ricostruito” quasi tutto qui in Italia, tra Friuli Venezia Giulia, Veneto, Abruzzo e Cinecittà, immagino per risparmiare sul budget. Il buono della situazione è il trentenne Hig, un ex meccanico che sa aggiustare tutto, soprattutto provetto pilota di aerei ultraleggeri. Con il suo sbidonato Cessna, il giovanotto s’allontana ogni tanto dal piccolo aeroporto dove vive insieme al roccioso Bangley, un ex soldato, pieno di armi, deciso a non farsi sopraffare dai predoni, i cosiddetti “mietitori”, che cercano cibo, benzina e fucili. Vedovo inconsolabile, Hig ha trovato nel cane Jasper l’amico più fedele, l’unico che l’accompagni nei suoi giri di perlustrazione e di rifornimenti vari (medicine, bibite, merendine, carburante).
Ma il pilota è stanco di quella vita, si sente come imprigionato, sicché, lasciando Bangley e una piccola comunità agricola di Mennoniti, decide di volare verso Grand Juction, che esiste davvero in Colorado. Sarà l’inizio di un’avventura dai toni quasi western, alla fine si torna sempre lì nel cinema americano, nella quale l’uomo farà conoscenza con la bella Cima e il burbero padre Pops…
Tutto in buona misura già visto in decine di film post-apocalittici, da fantascienza distopica, dialoghi inclusi; anche se Scott ci mette del suo, in una chiave sentimentale e malinconica, da speranza possibile, nonostante massacri e atrocità. E mi fermo qui perché ne succedono di cose, anche piuttosto strambe.
La neo-star Jacob Elordi, alto quasi due metri, fa del suo Hig un eroe controvoglia, che scruta le stelle di notte e vorrebbe smettere di uccidere, mentre Bangley, Cima e Pops sono interpretati rispettivamente da Josh Brolin, Margaret Qualley e Guy Pearce. Chi ama il genere, rilanciato nel 1979 dall’australiano “Interceptor”, troverà in “The Dog Stars” quanto ci si aspetta dai film sul tema: la lotta brutale per la sopravvivenza e il sogno di una rinascita collettiva.
Elordi, che fu Elvis Presley in “Priscilla”, sembra a tratti autocitarsi; l’eroe veste Carhartt dalla testa ai piedi, per contratto e per dare l’idea di essere un rude campagnolo; non sfuggirà agli esperti di musica l’utilizzo interessante, quasi per antifrasi, della toccante canzone folk “The Long Black Veil” qui nella versione di Mick Jagger con i Chieftains.
Ho letto sul “Corriere della Sera” che Ridley Scott non legge recensioni da quando il suo “Blade Runner” fu stroncato da Pauline Kael sul “New York Times” con ben quattro pagine. «Una regola ferrea. Perché se quel che scrivono è positivo, penso di possedere il mondo e non è vero. Se è negativo, mi deprimo e basta». Posso stare tranquillo, quindi.

Michele Anselmi