“A Night at the Theatre. I Queen alla corte di Sua Maestà il Cinema” di Vincenzo Cossu (Arcana) analizza la carriera del quartetto britannico da un punto di vista inedito: mescolando musica, cinema, letteratura e arti figurative, l’autore licenzia una monografia stimolante e finalmente “diversa” su una delle più influenti rock band degli anni Settanta e Ottanta, la cui eredità musicale non finisce ancora di stupirci.

La produzione musicale dei Queen ha una qualità che si potrebbe definire addirittura grafica, a più dimensioni: è sufficiente pensare alle sperimentazioni sonore avvolgenti, all’utilizzo dei cori, alla rumoristica che spesso fa capolino nei loro dischi. Quanto di cinematografico, nel senso proprio di racconto per immagini, credi ci sia in loro?
Vicenzo Cossu: I Queen hanno realizzato una serie di lavori come “Queen II”, “A Night at the Opera” e “A Day at the Races”, che possono essere considerati dei veri e propri concept album, nei quali le qualità descrittive della loro musica vengono esaltate ai massimi livelli. Più in generale, credo che l’eclettismo e il colore siano le principali qualità dietro la potenza visiva della musica della band di Freddie Mercury e soci. I Queen hanno tratto ispirazione dalle altre arti per realizzare le loro spettacolari composizioni: dal cinema, dalla danza, dal teatro, dalle arti figurative… e questo è chiaramente avvertibile. La varietà di generi, ritmi, timbri e stili riscontrabile, non solo da un album all’altro, ma addirittura fra canzoni inserite nello stesso album era un tratto distintivo della loro produzione che aiutava gli ascoltatori a mantenere l’attenzione sempre desta e che scolpiva letteralmente le loro canzoni nella memoria degli ascoltatori.

La colonna sonora per il “Flash Gordon” prodotto da De Laurentiis rappresenta uno dei lavori ingiustamente meno celebrati della band britannica, spesso considerato quasi più un album di Brian May che del gruppo. Cosa ne pensi e qual è la sua caratteristica più cinematografica?
V.C.: Intanto, è giusto sottolineare che l’impronta di Brian fu dominante in questo lavoro, ma non esclusiva: TUTTI i membri della band contribuirono, in misura maggiore o minore, alla realizzazione dei brani della colonna sonora; inoltre, bisogna ricordare che, fino ai primi anni Ottanta, la maggioranza dei brani portava la firma di May e di Mercury. Che Brian componesse gran parte dei brani non è insolito. Più che altro io direi che è stato Freddie Mercury, in questa occasione, a defilarsi rispetto ai suoi soliti standard compositivi, lasciando l’onere produttivo e compositivo al chitarrista. Che l’album “Flash Gordon OST” sia, nel complesso, uno dei meno celebrati penso che sia nella natura delle cose e proprio per la sua natura prettamente cinematografica: fatta eccezione per “Flash” e “The Hero”, è un brano strumentale in cui, per rendere il tutto meno monotono alle orecchie di un pubblico abituato prevalentemente alla forma canzone, sono stati addirittura inseriti i dialoghi del film. A differenza di ciò che avverrà con le musiche di “Highlander” che verranno ampliate o, in alcuni casi, addirittura in forma di canzone (laddove nascevano come pezzi strumentali) per l’album “A Kind of Magic”, nella soundtrack di “Flash Gordon” noi sentiamo esattamente quello che si sente nel film. Quindi si tratta di un album che contiene in prevalenza musica di servizio, non scritta per un album ma per accompagnare le immagini di un film.

Il biopic “Bohemian Rhapsody”, benché abbia avuto il merito di aver acceso nuovamente i riflettori sulla band, rappresenta un tipo di operazione pulita e ortodossa che poco ha a che fare con il mood e l’imprevedibilità di un artista che sul palco ha cavalcato Darth Vader con una t-shirt di Flash Gordon… Cosa ne pensi?
V.C.: Brian, Roger e John difesero tenacemente la privacy di Freddie negli ultimi anni della sua vita, dopo aver saputo della malattia. Alla stessa maniera, dopo la sua scomparsa si impegnarono per difenderne la memoria e credo che molte scelte di sceneggiatura siano il riflesso di quella reazione di rigetto che i Queen superstiti ebbero verso la lettura scandalistica dell’epopea della band che da sempre cerca di offrire la stampa specializzata. È innegabile che il film “Bohemian Rhapsody” sia stato un’operazione commerciale astuta, per certi versi, e credo che in tal senso la pellicola avrebbe potuto mostrare più coraggio. Paradossalmente, credo che un’opera come “Rocketman”, incentrata sulla vita di Elton John, malgrado il suo carattere di musical abbia affrontato i lati oscuri della vita del protagonista con maggiore onestà e realismo, grazie ad una sceneggiatura più solida rispetto al biopic dei Queen. Molti puntano il dito sulla natura “edulcorata” di “Bohemian Rhapsody” ma io, avendo lavorato con impegno per ricostruire la genesi del film e per analizzare le differenze fra la trama del film e la verità storica, preferisco sottolineare invece l’eccesso di anacronismi presenti nella pellicola che, con un po’ di impegno da parte degli sceneggiatori, si sarebbero potuti per la gran parte evitare. Ad ogni modo, ci tengo a spezzare una lancia, anzi due, a favore del film; perché la qualità della performance attoriale di Rami Malek, giustamente premiato con l’Oscar, e la ricostruzione meticolosa del Live Aid che rappresenta il climax e l’epilogo del film, da sole valgono il prezzo del biglietto.

Come nasce l’idea di “A Night at the Theatre – I Queen alla corte di sua maestà il cinema” e come hai lavorato al progetto con Arcana?
V.C.: Alcuni anni fa sono entrato in contatto con Marcella Brianda, titolare dell’agenzia letteraria Biemme. All’epoca avevo già alle spalle un buon numero di pubblicazioni e riconoscimenti in ambito poetico. Inoltre ero un docente di Lettere da molti anni, un cantante lirico e un direttore di coro. Marcella era rimasta impressionata dal mio eclettismo e voleva avermi nella scuderia dei suoi autori. Io non mi sentivo ancora pronto per realizzare un’opera di narrativa, ma da un po’ di tempo mi frullava nella testa un’idea: una monografia basata su due mie grandi passioni. I Queen e il cinema. Era l’autunno del 2018 quando firmai il contratto con Marcella ma non iniziai subito il mio lavoro: ero molto preso dalle mie attività lavorative e musicali e devo ammettere che forse quest’opera galleggerebbe ancora nel mare delle buone intenzioni se nel marzo del 2020 il primo lockdown non mi avesse costretto, per la prima volta in oltre quindici anni, a fermare tutto il resto e a trovare un modo diverso per esprimere la mia creatività. Dato che io fermo non ci so stare, ho quindi radunato tutto il materiale che avevo raccolto sui Queen nel corso dei tre anni precedenti e ho iniziato a scrivere. La gran parte dell’opera è stata scritta tra marzo e giugno di quell’anno, ma ho continuato a correggere e integrare la bozza fino alla primavera dell’anno successivo. Poi è intervenuta Marcella con la sua opera di editing. Una volta pronto il testo definitivo, abbiamo iniziato a cercare un editore di prestigio per questo lavoro; un giorno ho suggerito a Marcella di provare a contattare la Arcana, dato che sapevo che, oltre ad essere una casa editrice storica, era anche la più importante in Italia nell’ambito delle monografie musicali. Il suggerimento si è rivelato vincente perché la Arcana ha accettato con entusiasmo la proposta della Biemme e sono stato messo sotto contratto. Nel frattempo ho contattato un mio vecchio amico, Antonio Lucchi, uno dei più importanti illustratori della Bonelli, e gli ho proposto di realizzare la copertina del libro e quattro tavole interne per aprire i vari capitoli del libro. Come può facilmente notare chiunque abbia sfogliato il mio lavoro, Antonio ha realizzato dei veri capolavori. Finalmente, il libro è stato quindi pubblicato in tutta Italia il 18 novembre del 2021 con il titolo “A Night at the Theatre. I Queen alla corte di Sua Maestà il Cinema”, pochi giorni prima del trentesimo anniversario dalla scomparsa di Freddie Mercury, avvenuta il 24 novembre del 1991. Una scelta non casuale, tant’è vero che la prima presentazione ufficiale del mio libro si è svolta al Conservatorio di Sassari proprio il 24 novembre. In questi mesi mi hanno sostenuto nella promozione di “A Night at the Theatre” il referente della Arcana, Angelo Bernacchia e la giornalista Luciana Satta, tra l’altro responsabile Ufficio Stampa del mio Festival delle Bellezze e di altre iniziative culturali e musicali che in questi anni ho realizzato in Sardegna. Per quanto riguarda il percorso di scrittura, sin da subito questo lavoro si è trasformato in un’indagine faticosa ma entusiasmante che mi ha permesso di realizzare un’opera unica al mondo, completamente diversa rispetto alle tante biografie che da alcuni anni invadono il mercato editoriale. Questo libro consente al lettore di rivivere la parabola dei Queen da una prospettiva totalmente nuova che dimostra in maniera chiara ed inequivocabile quanto il cinema debba alla band inglese e quanto questa abbia attinto dal mondo del cinema per costruire la sua musica e persino la sua immagine.