Nell’immaginario cinematografico il tango è Al Pacino. È la passionalità di quei passi decisi e sicuri del cieco ex colonnello che guida la sua donna sulle note di “Por una cabeza” nel remake di “Profumo di donna”. In quello popolare è Buones Aires e i tangueri delle sue piazze. Ma in quello musicale è Astor Piazzolla con la sua bandoneon da dieci chilogrammi.
Il documentario “Piazzolla – La Revolucion del Tango”, presentato alla decima edizione di Scoprir – Mostra di Cinema Iberoamericano, organizzata dall’Istituto Cervantes, celebra l’anniversario della morte dell’artista con immagini in bianco e nero. Nella biografia Piazzolla è il musicista che ha trasformato con il suo bandoneon il tango da ballo a musica da ascoltare.
Per molti però le sue composizioni non sono tango, per altri ancora è stato un “killer”, un “assassino” e addirittura un “comunista”. Lui, figlio di un gangster siciliano, è cresciuto a Manhattan con i nonni che fabbricavano clandestinamente whisky. Ha studiato il bandoneon nel Bronx e proprio a questo strumento di dieci chilogrammi, regalatogli dal padre, deve la sua fama.
Quando negli anni Cinquanta i giovani inizieranno a danzare balli più facili del tango, come il rock ‘n’ roll, Piazzolla trasformerà il tango cambiando il suo ritmo e la sua armonia facendolo diventare musica per eccellenza.

Alessandra Alfonsi