L’angolo di Michele Anselmi 

Sarà proprio vero che “ogni fine si porta dietro un nuovo inizio”? Pure il prete, dopo averlo teorizzato, si lascia sfuggire un “mah!” rivolto allo spettatore, e forse sta proprio qui il senso ultimo del nuovo film di Aldo, Giovanni & Giacomo. “Il grande giorno” esce giovedì 22 dicembre, a mo’ di strenna natalizia, e davvero non so prevedere come andrà al botteghino con l’aria che tira e “Avatar 2” che furoreggia. Il precedente “Odio l’estate” uscì il 30 gennaio 2020, incassando in poche settimane oltre 7 milioni di euro, prima che il Covid facesse tutto sprangare. Ma sembra un’era geologica fa. In ogni caso squadra che vince non si cambia, e così ecco di nuovo il regista Massimo Venier, antico sodale del trio, con il rinforzo determinante degli sceneggiatori Davide Lantieri e Michele Pellegrini.
Il matrimonio è un classico della commedia corale: offre infiniti spunti antropologici, permette di mischiare le carte, far incontrare i personaggi più strambi, indagare sulla natura umana oltre le apparenze. Può succedere talvolta che scatti il gioco al massacro, ma non qui. Tutti e tre attorno ai 65 anni, Aldo, Giovanni & Giacomo licenziano un film tenerello e gentile, anche un po’ malinconico, spassoso a intermittenza.
Siamo sul lago di Como, in una sontuosa villa nel verde affittata per l’occasione da Giovanni e Giacomo, amici da sempre e soci alla pari nell’azienda “Segrate Arredi”. I rispettivi figli, Caterina ed Elio, stanno per sposarsi al termine di una sontuosa “tre giorni” lacustre, ma c’è qualcosa nell’aria che stona. I due nubendi non sembrano poi così felici, Giacomo è preoccupato perlopiù dal lievitare dei costi, Giovanni pensa solo alla festa ma in fondo teme di rivedere l’ex moglie che ora se la spassa con un amante pasticcione che dovrebbe assomigliare al giovane Alain Delon e invece ha la pelata di Aldo.
Avrete capito che i tre giorni, da venerdì a domenica, si riveleranno meno gioiosi del previsto, tra incidenti maldestri, infortuni di salute, confessioni in libertà, scheletri nell’armadio. Più che all’hollywoodiano “Il matrimonio del mio miglior amico”, ho pensato al francese “C’est la vie – Prendila come viene”, ma immagino che Venier e i suoi abbiano fatto un bel cine-ripasso prima di stendere il racconto tra buffo e asprigno, con quieto epilogo sui casi della vita e le giravolte del destino.
Ci sono il cantante Francesco Renga nel ruolo spiritoso di sé stesso, la cantatina collettiva al suono di “Maledetta primavera”, i fuochi d’artificio che brillano anzitempo, il vino prezioso che finisce nel lago, anche un innamorato Gérard Depardieu evocato di spalle, forse nell’epilogo un omaggio a “Tre uomini e una gamba”… Si vorrebbe qualcosa di più spumeggiante, un briciolo di follia in chiave “Hollywood Party”, e invece “Il grande giorno” conduce il gioco con rispettoso senso della partitura, a tratti un po’ vecchiotta nonostante le musiche di Brunori Sas.
I tre comici in cartellone replicano sé stessi (tic ed eloquio) con sorvegliata misura, ma di sicuro risulta più fresco il comparto femminile coperto da Antonella Attili, Elena Lietti e Lucia Mascino, con contorno di personaggi funzionali al sorriso: il cardinale Roberto Citran, il pretino Francesco Brandi, il “wedding planner” Pietro Ragusa.

Michele Anselmi