L’angolo di Michele Anselmi

A un anno esatto dall’anteprima alla Mostra di Venezia 2020, giovedì 2 settembre arriva nelle sale con Europictures “Figli del sole”, in originale “Khorshid”. Un gran bel film, di quelli che sanno intrecciare causa nobile e felicità espressiva. Il regista Majid Majidi lo dedica ai 152 milioni di bambini sfruttati nel mondo attraverso il lavoro minorile.

Siamo a Teheran, dove lo svelto Alì e i suoi tre amici per la pelle rubano ruote di auto di lusso per tirar su qualche soldo, ingaggiati da un vecchio lestofante. Un giorno il ragazzino, pure con mamma in manicomio, viene a sapere che nelle gallerie sotto la “Scuola del Sole”, dove si prova a togliere dalla strada bambini randagi e senza istruzione, si cela un enorme tesoro nascosto. Vero? Falso? La leggenda sembra confermata. Così Alì s’iscrive senza convinzione a quella scuola, sempre a un passo dallo sfratto, e comincia a scavare, scavare, scavare…

Non pensate ai film di Kiarostami o Panahi. “Figli del sole” adotta modelli cromatici e narrativi squisitamente occidentali, ma senza tradire le atmosfere di un certo neorealismo iraniano, sia pure contagiato da sapori dickensiani. Ne esce un film avvincente, toccante, non retorico. Di sicuro non sarà facile, per chi lo vedrà, dimenticare lo sguardo fiero e tenace del piccolo Alì, quel suo viso ricolmo di lentiggini: è lo stupefacente Rouhollah Zamani, vincitore proprio a Venezia del Premio Marcello Mastroianni.

Michele Anselmi