La Mostra di Michele Anselmi per Cinemonitor / 5

Che film è “Nessun dolore”, ragionevolmente piazzato fuori concorso qui alla Mostra? Mica facile stabilirlo. Una scritta sui titoli testa avverte: «La storia che raccontiamo non è ancora realmente accaduta», quasi a rovesciare un mantra del cinema attuale ispirato a fatti reali di cronaca. A 81 anni Gianni Amelio ha ancora voglia di dire la sua sull’Italia attuale e di ieri (“Campo di battaglia”, del 2024, era immerso negli orrori della Prima guerra mondiale). Le sue antenne sono sensibili. Stavolta sceglie, sembrerebbe, un tono da favola agra, ma forse ricolma di quieta speranza, su un tema che mi viene da sintetizzare così: «Come prendersi cura degli altri?». Ho intercettato commenti critici negativi sul film, e certo “Nessun dolore” non facilita le cose: è foderato di musica e canzoni inutili, scandisce una vicenda che volentieri spiazza e forse irrita, non possiede quel nitore stilistico che ha reso Amelio uno dei nostri grandi cineasti.

L’interessato spiega nelle note di regia: «Chi è “l’immigrato” oggi in Italia? Qualcuno da accogliere o da respingere? Un nuovo amico o un estraneo pericoloso? Negli ultimi decenni il nodo non si è sciolto, anzi il problema si è esasperato, non si vede in prospettiva una ragionevole soluzione. Forse va trovata nella ragione e nel cuore di ciascuno di noi».

Ecco allora il personaggio un po’ misterioso di Davide. Affetto da asma, proprietario di una casa un po’ sgarrupata, il quasi quarantenne romano gestisce una bancarella di libri usati a piazza Risorgimento, a un passo dal Vaticano. Ogni tanto lo va a trovare la matura, ancora piacente, professoressa universitaria Elsa (come Morante?), che forse ha un debole per lui e per simpatia gli porta dei romanzi di famiglia da mettere in vendita.

Davide non può immaginare, andando a pranzo, che un giovane padre immigrato gli mollerà tra i piedi, letteralmente, il figlio neanche decenne. Il libraio gli offre da mangiare, dei soldi, ma il bambino lo tampina. L’uomo perde la pazienza, respinge il piccolo che non capisce l’italiano e quello finisce investito da una motocicletta. È morto? È vivo? Per Davide nulla sarà più come prima d’ora in poi.

Succedono tante cose in “Nessuno dolore”, molte delle quali piuttosto inverosimili, ma ho la sensazione che il copione, firmato da Amelio con Davide Serino e Andrea Quetti, cerchi di “provocare” lo spettatore, spingendolo a entrare – ma non è facile – nell’animo ulcerato di Davide, nel suo «umanesimo ingombrante», piegato dal senso di colpa e deciso quindi a espiare quel gesto iniziale aprendo la sua casa, senza reagire, a chi ha bisogno di aiuto…

Trapunto di citazioni letterarie non esibite, specialmente le storpiature ironiche e i giochi di parole di Stefano Benni, ma si parla molto anche di “Furore” di Steinbeck, il film di Amelio procede per bugie e rivelazioni, inciampi e strettoie, circonfuso da un’aura di morte che si stempera nel finale quasi onirico, con una punta di “Antigone”.

Mi viene da pensare che il film, più che uno sviluppo di “Lamerica”, sia una filiazione di “La tenerezza”, ma si stenta a riconoscere il controllo di Amelio anche nella guida degli attori, e la buona causa civile fa aggio sulla resa generale. Alessandro Borghi, Valeria Golino e Valerio Mastandrea, rispettivamente nei ruoli del libraio, della professoressa e dell’impiegato all’obitorio, s’intonano con misura al registro sussurrato della storia, fortemente allegorica, ma piantata nei tanti luoghi di una Roma ora borghese ora degradata.

Il film sarà nelle sale, con 01 Distribution, dal 24 settembre. Sono curioso, dico davvero, di vedere come reagirà il pubblico.

Michele Anselmi