La Mostra di Michele Anselmi per Cinemonitor / 17

C’è anche un inatteso ringraziamento alla scomparsa Gena Rowlands in fondo ai titoli di coda, e direi che il riferimento sia a “Una moglie” di John Cassavetes, 1974. Con “Una storia”, oggi passato nella sezione Orizzonti, l’attrice 47enne Anna Foglietta debutta alla regia, e lo fa rinunciando a recitarvi per dedicarsi completamente al progetto. Che film è? Non una commedia sentimentale, bensì un cupo psicodramma di ambiente quasi proletario, diciamo piccolo borghese, sullo spappolarsi di una coppia sposata da anni.
In un’indefinita cittadina di provincia, forse tra Umbria e Lazio, vivono Erika e Mauro, lei cassiera in un supermercato, lui muratore tuttofare insieme al padre scorbutico. Sembrano ben assortiti, ma ora che la figlia Irene è partita per fare l’università lontana da casa tutto prende a vacillare. «Tu come stai?» fa lui tornando la sera. «Tutto a posto» fa lei lesta a togliere dal forno i cannelloni. Eppure c’è una strana tensione nell’aria, destinata a scoppiare, sottovoce, nei mesi successivi.
Diviso per capitoli (“Autunno, Inverno, Estate, Poi”), il film sfodera un tono mesto e realistico, dentro una fotografia a luce naturale, appena giallastra, a inquadrare interni, mobili e abiti comuni. Una radiografia, anzi anatomia, fatta di gesti rituali, vistosamente ripetuti, in modo di dare l’idea di un’inerzia coniugale che nasconde discorsi non fatti, silenzi sempre meno affettuosi. Tutto bene un cavolo.
Scrive Foglietta nelle note di regia: «La regia è arrivata quando non mi bastava più interpretare un solo ruolo: sentivo il bisogno di abbracciare l’intero universo del film, di essere le case e i personaggi, i costumi e i trucchi, e di imprimere me stessa in ogni dettaglio». In effetti, sulla misura di 107 minuti, l’attrice mette in scena l’irresolutezza sentimentale dei due, la crisi intima che si trasforma in baratro e tutto coinvolge, fino al “redde rationem” finale, risolto sul piano estetico con un’insistita soluzione a effetto da non raccontare.
Il fatto è che l’irresolutezza diventa inerzia e l’inerzia produce inazione, sicché il triste racconto del disamore, a suo modo ancora pervaso di amore, rende “Una storia” un film più pesante che toccante, più concettuale che fluido.
Alba Rohrwacher e Guido Caprino esibiscono una forte cadenza dialettale, per rendere campagnoli e per nulla metropolitani i rispettivi personaggi colti in frammento di vita quotidiana, mentre Elio De Capitani, che fu Berlusconi nel “Caimano” di Nanni Moretti, s’adegua al contesto “burino”, a suo modo feroce, nei panni del padre autoritario e anaffettivo.
Le intenzioni del film sono apprezzabili, se non fosse che l’impianto così programmaticamente “d’autore” finisce col rendere vagamente artefatto – meglio: artificioso – tutto l’insieme. Nelle sale dal 24 settembre con la Bim.

Michele Anselmi