L’angolo di Michele Anselmi

Ecco la plastica dimostrazione di quanto abbia torto Nanni Moretti quando rimprovera alla Mostra di Venezia di prendere in concorso film prodotti dalle piattaforme in streaming. Su Prime Video, cioè Amazon, danno da qualche giorno “Argentina, 1985”, del quarantenne Santiago Mitre, in gara al Lido due mesi fa. Applaudito dai critici e dal pubblico ma snobbato dalla giuria presieduta da Julianne Moore, troppo presa dall’ossessione di premiare perlopiù film parlati in inglese.

Siamo onesti: al cinema, oggi in Italia, “Argentina, 1985” non l’avrebbe visto nessuno, purtroppo sarebbe passato del tutto inosservato, benché meritasse un’uscita in sala. Su Prime si può vederlo tranquillamente, anche in versione originale sottotitolata, e di sicuro non sarà un problema gustarlo sul piccolo schermo, benché pensato a tutti gli effetti anche come film da sala cinematografica.

La data va spiegata: il 1985 fu l’anno nel quale si svolse a Buenos Aires un processo-simbolo, a lungo atteso dagli argentini. Dopo una faticosa istruttoria durata cinque mesi, il baffuto pubblico ministero Julio Strassera e il suo giovane vice Luis Moreno Ocampo riuscirono a portare sul banco degli imputati, sottraendoli all’impresentabile giustizia militare, nove generali, tra i quali l’ex presidente Videla.

Orribili i crimini commessi, durante la dittatura fascista conclusasi nel 1983, dai militari, su indicazione dei comandi: torture sistematiche, migliaia di “desaparecidos”, bambini sottratti e venduti, un clima feroce di repressione e mortificazione.

Strassera teme che quel processo sia una trappola politica, e intanto si moltiplicano le minacce alla sua famiglia, non solo telefoniche. Ma la piccola équipe di giovani collaboratori nel frattempo è riuscita a mettere insieme 709 casi, 800 testimonianze, 400 faldoni. “Non riconosco la legittima di questa Corte” sibilano all’unisono i generali felloni; il Paese invece esige che si faccia luce sull’abominio, sotto la spinta del presidente Alfonsín.

Con equilibrio, Mitre inserisce qua e là toni da commedia, di alleggerimento, nella rievocazione dolorosa degli eventi, lasciando alle vittime sopravvissute il compito di raccontare, sulla propria pelle, la posta in gioco. “Nunca más”, ovvero “mai più”: così Strassera chiuse l’arringa prima del verdetto (solo due furono gli ergastoli).

Gli straordinari Ricardo Darín e Peter Lanzani incarnano i due pubblici ministeri, ma tutto il cast è ben scelto, intonato alla ricostruzione d’ambiente, allo sdegno temperato, al clima di tensione.

Michele Anselmi