La Mostra di Michele Anselmi per Cinemonitor | 1

“Marco libero!”. Arrivi al Lido in vaporetto e ti accoglie un enorme striscione con quella scritta appeso sulla facciata di una casa di fronte all’imbarcadero. Chi è Marco? È Marco Zennaro, il 46enne imprenditore veneziano, innocente secondo tutti qui, risucchiato in un incubo a occhi aperti giù in Sudan. Prima arrestato, poi scarcerato, ma bloccato da quelle parti poco rassicuranti. Servirebbe un milione di dollari per restituirgli la libertà, ma il passo fondamentale deve arrivare dal ministero degli Esteri. Ancora pochi metri a piedi verso l’albergo e ti accorgi che il posto dove pranzavi ogni giorno durante la Mostra, ovvero il Rizzo Bar, è chiuso da mesi, probabilmente fallito: forse ci faranno un ristorante di sushi.
In compenso nella cittadella del festival è tutto come sempre: si danno gli ultimi ritocchi alla facciata del Palazzo del cinema, si distribuiscono gli accrediti, si arreda il piazzale di fronte all’ex Casinò. La 78ª edizione parte domani sera 1′ settembre con un film assai atteso, “Madres paralelas” di Pedro Almodóvar, protagonista Penélope Cruz, in concorso; ma prima, durante la cerimonia d’apertura, trasmessa in diretta da Raimovie e condotta dall’attrice Serena Rossi, verrà consegnato il Leone d’oro alla carriera a Roberto Benigni (l’altro riconoscimento andrà nei giorni prossimi a Jamie Lee Curtis). Magari l’attore toscano troverà il modo di strappare un sorriso al presidente Sergio Mattarella, atteso in Sala Grande insieme al ministro Dario Franceschini.
Inutile dire che ci si aspetta grandi cose da questa Mostra, la seconda in tempo di pandemia. Se nel 2020, per ovvie ragioni, tutto risultò un po’ dimesso, ma non per questo meno interessante, quest’anno, fors’anche grazie ai vaccini, sono tornati i grandi autori di nome, il cinema hollywoodiano, anche quel po’ di “glamour” che non guasta. Diremo strada facendo come sono i film scelti da Alberto Barbera, di nuovo saldamente alla testa della cine-kermesse e baciato, sul piano della selezione, pure da una felice congiuntura legata ai titoli disponibili. “Nell’insieme mi sento di poter affermare che il programma di questa 78ª Mostra sia la prova della straordinaria vitalità del cinema contemporaneo” scrive il direttore sul catalogo, citando in esergo un verso della dylaniana “The Times They are a-Changing”, quello dove si teorizza che “il più lento di oggi / sarà il più veloce di domani”. Chissà se è vero. Di sicuro non mancano i nomi di spicco in questa edizione, a partire dalla consistente pattuglia italiana in concorso (continuo a pensare che 5 film sono troppi) che vedrà l’ideale e tutta napoletana sfida tra il Paolo Sorrentino di “È stata la mano di Dio” e il Mario Martone di “Qui rido io”.
Non che il Lido, come al solito, sembri scaldarsi più di tanto. I cittadini di questa lunga striscia di terra osservano notoriamente con un certo disinteresse lo svolgersi della Mostra, se non fosse per gli affari che, nella moltiplicazione dei prezzi, fanno gli albergatori, i ristoratori e chi affitta le case. Molte calde, direi bollenti, sono invece le linee di Boxol, il sistema digitale di prenotazione dei posti in sala: se non ci si muove per tempo, anche 72 ore prima, si rischia di restare fuori dalle proiezioni più gettonate, da “Madres paralelas” a “Dune”, da “The Power of the Dog” a “Spencer”, e ne è nata già una polemica sui social, risolta con un civile botta e risposta tra Raffaele Meale a nome di una nutrita pattuglia di accreditati con tessera blu (quella considerata meno vantaggiosa rispetto alla rossa) e il capo ufficio stampa della Biennale, Paolo Lughi.

Michele Anselmi