“Into the Beat” il nuovo dance-movie made in Germania è sbarcato il 16 aprile sul piccolo schermo degli abbonati Netflix e, da subito, è salito alle vetta della classifica aggiudicandosi il 3° posto dopo appena 48h dal rilascio. Il film, diretto da Stefan Westerwelle, si aggiunge – di fatto – alla lunghissima lista di prodotti televisivi e cinematografici che, negli anni, hanno reso la danza protagonista indiscussa degli schermi, mostrando in molti casi delle analogie sul piano narrativo e descrittivo, inducendo lo spettatore ad una sensazione di déjà-vu.
“Into the Beat” racconta la storia di Katya e Marlon, due giovanissimi ballerini provenienti da mondi totalmente opposti che, per un caso fortuito, s’incontreranno. Katya ha 16 anni ed è una promessa della danza. Orfana di madre, cresce col padre, il fratellino e un’eredità che porta come un fardello: diventare un’étoile. Marlon, al contrario, non ha mai conosciuto i suoi genitori, vive in una casa-famiglia ed ha un sogno: entrare a far parte della più grande compagnia di hip-hop del mondo.

Le loro vite, così diverse, si fondono per sempre a causa di un incidente in bicicletta che conduce la dolce e talentuosa Katya dritta tra le braccia di Marlon, che la aiuterà a liberarsi di tutte le costruzioni sociali e familiari che ossessionano, da ormai troppo tempo, la giovane. Grazie a questo rapporto, infatti, Katya troverà il coraggio di abbandonare la danza classica, e di conseguenza il sogno di diventare l’étoile, per inseguire la sua vera passione: l’hip-hop. Tra conflitti familiari, flash-mob metropolitani e strani balletti improvvisati sui tetti dei palazzi tedeschi, la storia tra Katya e Marlon si sviluppa in modo meccanico. Lo spettatore, infatti, è uno spettatore outsider, relegato dietro allo schermo ad assistere, senza comprendere le emozioni dei protagonisti, ad una storia vista e rivista. “Into the Beat” ricalca – in modo molto marcato – le celebri narrazioni di film cult sul mondo della danza. La mente corre veloce a “StreetDance” o alla celebre saga di “Step Up” fino ad arrivare agli iconici “Flashdance” o “Footloose”. Un film che, nonostante la terza posizione in classifica, risulta solo una brutta copia dei cult di settore.

Flavia Arcangeli