“Nel futuro tutti saranno famosi per quindici minuti”: la nota massima di Andy Warhol, diventata allo stesso tempo celebre quanto l’emblematica banana di quella copertina che racchiude “Velvet Underground & Nico”, album icona della musica rock, si addice perfettamente a questo film, anzi potrebbe fungere da sintetica recensione per l’intero “Arthur Rambo – il blogger maledetto”, diretto da Laurent Cantent e distribuito da Kitchen Film.

Tuttavia l’influente designer non era riusciuto a prevedere che tipologia di notorietà e gli effetti dirompenti e, a volte, devastanti di quel successo, cui si riferiva, decretato dagli attuali social network, soprattutto quelli riferiti alla desiderabilità sociale, ai furti e alle duplicazioni di identità, come la pellicola ci mostra. Ambientato tra la Francia dei quartieri lussuosi e delle banlieues, “Arthur Rambo” è, infatti, la storia del successo e del declino di Karim D., uno scrittore arabo-francese che, nell’arco di pochi giorni, passa dal celebrare il trionfo “mediatico” alla gogna, come nel classico epilogo riservato ai gladiatori romani, per l’invio di alcuni tweeter considerati antisemiti e omofobi da parte del blogger Arthur Rambo.

Come nel film “La classe” del 2008, che valse al regista la Palma d’Oro alla 61ma edizione del Festival di Cannes, anche in questa e, soprattutto, nella parte finale della pellicola, i protagonisti sono gli adolescenti di periferia con le loro problematiche e speranze inserendo di fatto questa nuova pellicola del regista sui social network in quel prestigioso filone di cinema sociale francese che, affrontando i grandi temi dell’immigrazione e dell’integrazione, ha colto e mostrato i mutamenti sociali della Francia multietnica e multimediale.

Alessandra Alfonsi