L’angolo di Michele Anselmi

Mi pare una buona notizia: il 44enne regista iraniano Ali Asgari è potuto volare qui in Italia per promuovere il suo nuovo film “Un po’ di luce”, già in concorso alla Mostra di Venezia qualche settimana fa. Stasera, martedì, sarà al romano Cinema Greenwich per gli spettacoli delle 19.00 e delle 21.00, con due incontri moderati dall’esperta di geopolitica Shervin Haravi. Seguiranno altri appuntamenti (li trovate in fondo a queste righe). Io lo consiglio, distribuisce Teodora, anche se giovedì 1° ottobre usciranno ben undici film, sicché la sfida del week-end risulterà piuttosto affollata.
L’incipit è secco, senza fronzoli, introduce subito la dolorosa questione. «Quando pensi di farlo?» chiede il fratello. «Prestissimo» replica Arash. Fare cosa? Uccidersi. “Un po’ di luce” l’ha scritto e diretto Ali Asgari, trovando in Misagh Zareh un volto, una voce e un corpo perfetti per esprimere il senso di desolazione, anzi di sconfitta esistenziale, che porta quel bravo medico a decidere di farla finita. Prima di suicidarsi, dopo aver preso congedo dalla gatta e dalle piante, avviserà le altre due sorelle e l’anziana madre, poi agirà. Ma forse, nel giro degli 87 minuti di film, qualcosa gli farà cambiare idea, almeno per il momento.
Mi auguro che “Un po’ di luce” trovi un suo pubblico qui da noi, perché il film, dal ritmo disteso squisitamente iraniano, merita d’essere visto, anche per il “messaggio” (non è una parolaccia) che trasmette. Per dirla col regista: «Non è una storia sulla sofferenza, ma sui legami invisibili che rendono la vita degna di essere vissuta. La sofferenza potrebbe non scomparire mai del tutto, e l’esistenza potrà restare segnata dall’incertezza e dall’ingiustizia. Ma forse il valore della vita non risiede nell’assenza del dolore, bensì nella nostra capacità di amare, di essere amati e nelle tracce che lasciamo nelle vite degli altri».
In effetti questo accade, e non credo che voglia dire rivelare la fine. All’inizio Arash è un uomo mesto, lucidamente deciso a morire. L’hanno arrestato per aver curato alcuni studenti feriti dopo una manifestazione contro il regime teocratico, gli hanno chiuso coi sigilli lo studio, tutto gli sembra ormai inutile, doloroso, insopportabile. I suoi amici mettono il nastro adesivo alle finestre temendo che l’aviazione di Trump bombardi ancora Teheran (come se bastasse), lui ironizza, e intanto si appresta a passare la sua ultima giornata. Soprattutto non sapendo come confessare quel suo intento funereo alla madre, nel frattempo alle prese con un gustoso pranzo di famiglia…
Sintetizzando, “Un po’ di luce” esplora il fragile confine tra la disperazione strisciante e le forze silenziose che ci tengono legati alla vita. Lo fa con uno stile piano, meditabondo, fatto di piccoli gesti quotidiani, fotografia a luce naturale, niente musica se non una festosa danza curda nell’epilogo. Lo sguardo di Arash fa tutto il resto.

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IL PICCOLO TOUR ITALIANO DI ALI ASGARI
Si parte martedì 29 settembre al Cinema Greenwich di Roma con gli spettacoli delle 19.00 e delle 21.00, all’interno della storica rassegna “Da Venezia a Roma”, con due incontri moderati dall’esperta di geopolitica Shervin Haravi. La mattina del giorno successivo, il 30 settembre, Asgari sarà alle 11.00 al Nuovo Teatro Ateneo dell’Università La Sapienza per presentare il film agli studenti, mentre la sera sarà all’Anteo di Milano alle 19.30. Seguiranno quindi Bologna (il 1° ottobre ai cinema Odeon e Bellinzona), Parma e Reggio Emilia (venerdì 2 ottobre rispettivamente all’Astra e al Rosebud), Firenze (sabato 3 ottobre alle 21.00 all’Astra), Padova (domenica 4 ottobre alle 18.30 al Multiastra) e infine Napoli, dove il 5 ottobre Asgari incontrerà gli spettatori di Casacinema e di Foqus, l’arena all’aperto nel cuore dei Quartieri Spagnoli.

Michele Anselmi