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“Baby”, nella terza stagione il salto di qualità della serie sulle baby squillo

Online da 10 giorni su Netflix la terza e ultima stagione di Baby, che ci ha portato nella Roma bene dei Parioli. Si riprende dal punto in cui avevamo lasciato le due protagoniste: Chiara e Ludovica sono in uno dei momenti più caotici della loro amicizia e del loro rapporto “lavorativo”, alle prese con l’investigatore pagato dal padre di Damiano che aprirà il vaso di Pandora, svelando la loro doppia vita. Ormai mentire è controproducente e tutte le parti in gioco vengono – chi prima e chi dopo – a conoscenza della scandalosa vita delle due giovani, che affronteranno lo scandalo in maniera totalmente diversa: la prima si dedicherà a sé stessa, a ricucire il rapporto con la mamma e a studiare in vista degli esami di maturità, la seconda, presa dall’euforia del momento, riempirà l’agenda di infiniti appuntamenti, offrendosi al migliore offerente. Le due ragazze si lasceranno trasportare dagli eventi, dunque, trascinando con sé i famigliari e chiunque abbia avuti rapporti con loro al punto che quasi tutti i personaggi verranno coinvolti dalle indagini della polizia.

Le prime stagioni della serie italiana scritta dal collettivo Grams e diretta a sei mani da Andrea De Sica, Letizia Lamartire e Antonio Le Fosse non hanno convito pubblico e critica, ma questa terza stagione, a discapito di ogni pronostico negativo, sorprende. Al passo con le due protagoniste, Chiara e Ludo, l’intera serie matura, facendo quel salto di qualità che tutti aspettavano. La storia diventa più audace ed accattivante, si apprende, finalmente, che no, non sono le borse griffate e le ricariche del cellulare ad avere attratto le ragazze nel giro delle escort, ma qualcosa di viscerale, forse un conflitto interiore che solo loro possono provare a spiegare (e a spiegarsi) l’un l’altra. È così che vengono pienamente delineati i profili delle due ragazze, completamente opposti: Chiara, attratta dal potere che ha sugli uomini, ripete spesso di non essere vittima, di non subire, diventando quindi una giocatrice in una partita a scacchi che non vedrà vincitori, mentre Ludovica, fragile e confusa, non nasconde il desiderio di tornare bambina e di sentire l’affetto materno come qualcosa a cui aggrapparsi.

Con questo finale di serie, Baby conquista e diverte il pubblico, anche grazie ad un’eccellente fotografia, all’attenzione ai dettagli e ai costumi dei vari personaggi e, non ultimo, ad una colonna sonora giovane e fresca, che insieme restituiscono l’immagine della Roma odierna.

Flavia Arcangeli

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