Io non mi sono mai sentita invisibile. Ma quella invisibilità inizia qui. Non possiamo permetterci di aspettare che il mondo cambi per sentirci visibili, dovete trovare dentro di voi gli strumenti per sentirvi visibili”.

L’uscita il 6 maggio di “Becoming: la mia storia”, documentario Netflix, sembra una coincidenza bizzarra considerando che la miniserie “Hollywood”, uscita pochi giorni fa, ha toccato temi che rispecchiano l’operato dell’ex First Lady Michelle Obama: i giovani, i diritti, il senso di comunità e la necessità di raccontare la propria storia. Michelle, infatti, discendendo da una famiglia di schiavi, lotta da sempre contro i limiti sociali, affermandosi prima come persona e poi come la donna più influente d’America. Il documentario, diretto da Nadia Hallgren, si presenta come un cammino step by step nella vita di Michelle e nelle tappe successive alla pubblicazione del suo libro.

La figura dell’ex First Lady si libera da quella maschera che le è stata conferita per entrare nella sua sfera soggettiva: chi si aspetterebbe di vederle indosso una tuta o che pretenda dalle figlie che sappiano rifarsi il letto? Chi si aspetterebbe da Michelle e Barack Obama, che ringrazino costantemente i propri collaboratori? Le parole “grazie”, “tesoro”, “sono fiera di voi”, “io sono come voi” guidano lo spettatore verso la comprensione di uno stile comunicativo “alla pari” che entrambi utilizzano con gli interlocutori. Una comunicazione con cui è facile, però, incappare in fraintendimenti: “Se esco in lacrime, giureranno che piango per un altro motivo”, afferma Michelle parlando del momento in cui ha lasciato la Casa Bianca. Emergono, da qui, tematiche all’ordine del giorno: fake news, scandali costruiti, strumentalizzazione delle parole a causa dell’errato utilizzo dei media. Il tour all’interno della vita di Michelle Obama viene accompagnata da contenuti video e immagini che contestualizzano gli eventi, ma la scelta sonora ha un valore aggiunto perché consente allo spettatore di assistere all’alternanza tra “climax” sonori, ascendenti e discendenti, tra risate e applausi, musica ritmata, pacata o malinconica, che cambiano armonicamente con lo stato emotivo della protagonista.

I ruoli di madre, moglie, figlia, sorella e First Lady si incasellano all’interno della figura di una donna come tante: forte, coraggiosa, ironica, fragile, legata alla spiritualità e alla famiglia, sensibile e sostenitrice di quei giovani in cui ripone grandi speranze. Il percorso di vita di Michelle Obama, raccontato in prima persona, vede il cambiamento di una giovane studentessa universitaria, poi brillante avvocato, che consapevolmente sceglie di rivedere le sue priorità per sostenere un giovane Barack Obama novizio al mondo della politica. La narrazione mette in luce, però, questa sua forza di donna che riceve in cambio la stima e l’affetto di tutti, tanto da azzardare un paragone: se Lady D era la principessa del popolo britannico, Michelle Obama è la vera First Lady del popolo americano.

Cristina Quattrociocchi