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Berlusconi sta con Salvini sugli immigrati e Medusa fa 3 film per dire l’opposto

L’angolo di Michele Anselmi 

Il dato di cronaca è che “Tolo Tolo” in due giorni è arrivato a 13 milioni e 800 mila euro, e tuttavia, dato l’avvio fulminante, era facile prevedere il nuovo record. Chiudo qui coi numeri di un successo commerciale sotto gli occhi di tutti per provare a dire qualcosa di diverso su Medusa, che coproduce e distribuisce il film.
Il caso vuole – ma sarà proprio un caso? – che la nuova commedia di Zalone aggiunga un tassello cruciale a un tema che la cine-società berlusconiana sembra aver fatto proprio, contro ogni attesa e previsione. Il tema dell’immigrazione diffusa, del razzismo risorgente o sepolto dentro di noi, dello sguardo amichevole sui migranti. Zalone ci costruisce sopra interamente il suo “Tolo Tolo”, a costo di sfidare qualche fischio in sala e malumori vari sul piano politico, come mi ha raccontato l’esercente Paolo Protti.
Ma è ancora in sala “Il primo Natale” di Ficarra & Ficone, sempre distribuito da Medusa, dove il viaggio nel tempo di un ladruncolo e di un parroco, ritrovatisi nel cosiddetto Anno Zero, mentre sta per nascere Gesù di Nazareth, si trasforma nell’epilogo in un viaggio concreto di migranti, con riferimento alla politica salviniana dei “porti chiusi”; per non dire dell’incipit che mostra, un po’ a sorpresa rispetto all’atmosfera comico-natalizia, immagini della dura vita nei campi popolati dai profughi di mezzo mondo.
Non bastasse, appena qualche mese fa, sempre con Medusa, era uscito “Scappo a casa” di Enrico Lando, nel quale Aldo Baglio, quello del famoso trio con Giovanni e Giacomo, interpretava una specie di Checco Zalone. Un meccanico calvo e senza un soldo che si reinventa sui social ricco seduttore grazie ad un vistoso parrucchino e ad alcune auto di lusso prese a prestito dai clienti della sua officina, dedito a discriminare tutti, specialmente “negri” e immigrati. E anche lì, come succede in “Tolo Tolo”, un viaggio a Budapest, cioè nell’Ungheria del sovranista Viktor Orbán, si trasforma in un incubo, con il personaggio, ritrovatosi senza documenti, smartphone e auto di lusso, che viene scambiato per un clandestino e vive disavventure varie. I suoi unici alleati? Un medico e una bella donna africani che vanno in cerca di una vita migliore.
Tre indizi vanno una prova, si diceva un tempo nei “gialli”. Io non saprei che prova sia, magari Giampaolo Letta, l’amministratore delegato di Medusa, ha solo puntato sui nomi popolari dei comici, Baglio, Ficarra & Picone e naturalmente il supercampione Zalone, più che sulla sostanza delle storie narrate. Ma così è.
Ne discende che mentre Berlusconi mostra di condividere, almeno in parte, le furenti campagne xenofobe dei suoi alleati Salvini e Meloni, Medusa si mostra più attenta al “fattore umano”, per certi versi latrice di un messaggio politicamente controcorrente, diciamo di apprezzabile civiltà, un po’ alla papa Francesca. Il tutto, s’intende, a patto che i film funzionino al botteghino, e in effetti due su tre stanno funzionando egregiamente (solo “Scappo a casa” è andato male). Ma questo mi parrebbe il minimo.

Michele Anselmi
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