In un mondo dove il silenzio è complicità, la ricerca di giustizia può sfidare un sistema corrotto, portando alla luce verità nascoste da ormai troppo tempo. “Bhakshak”, un crime-thriller ispirato a fatti di cronaca realmente accaduti, prodotto in India sotto la regia di Pulkit, è su Netflix. Narra la storia di una tenace giornalista, interpretata da Bhumi Pednekar, che, insieme al suo assistente, riceve una soffiata su una serie di casi riguardanti strazianti abusi in un rifugio per ragazze finanziato dallo stato del Bihar. Nonostante svariate difficoltà in ambito lavorativo e sentimentale, la giornalista decide di avviare una severa indagine, affrontando temi delicati e mettendosi contro una cerchia di persone molto potenti.

Si tratta di un film di denuncia sociale, apprezzato principalmente per il suo contenuto. A ottenere risalto è la critica alla passività delle autorità, come strutture governative e sociali, che, per interessi o pigrizia, lasciano che violenze e ingiustizie passino inosservate di fronte a una società ignara di determinate situazioni. Ci viene mostrato come il sistema, in molti casi, fallisca, non permettendo neanche a chi ricopre ruoli di rilievo al suo interno, come nel caso del capo commissario della polizia, di denunciare certe situazioni, poiché bloccati da vincoli burocratici e leggi.
Un’altra tematica che non passa inosservata è quella riguardante il ruolo delle donne all’interno della società. Sebbene nei paesi occidentali sembrano aver ottenuto pari diritti e riconoscimento, in alcune regioni dell’Asia ci si aspetta ancora che ricoprano i ruoli di mogli e madri. In alcune scene, vediamo il marito della protagonista lamentarsi furiosamente perché, quando torna a casa la sera, la moglie è ancora fuori per lavoro, troppo impegnata nelle indagini. Inoltre, la famiglia di lui sottolinea spesso il fatto che, dopo svariati anni di matrimonio, non abbiano ancora avuto un figlio.
Infine, è impossibile non notare le riflessioni sul ruolo dei media e di Internet. Ci viene mostrato come la visibilità online sia uno strumento fondamentale per la divulgazione, essenziale per ottenere supporto e attenzione. Spesso, giornalisti poco conosciuti, nonostante le loro capacità e la scoperta di informazioni rilevanti, faticano a mobilitare le masse e a promuovere miglioramenti.

La componente estetica ha un grande impatto sulla narrazione. Buone riprese e l’abbondanza di primi piani danno risalto all’espressività dei volti. Le ambientazioni e i costumi dei personaggi rendono la narrazione realistica, mentre l’utilizzo delle luci urbane nelle riprese notturne e luoghi dissestati sanno trasmettere il senso di angoscia provato dalla protagonista. Forse, ad essere un po’ meno apprezzati dal pubblico occidentale sono le lunghe colonne sonore in sottofondo e il doppiaggio inglese con marcato accento indiano.

Una delle scene più potenti di “Bhakshak” è il finale, dove la giornalista, rivolgendosi al pubblico che segue la sua trasmissione, sembra sfondare la quarta parete e parlare direttamente a tutti coloro che, al sicuro nelle loro case, guardano il film. Dunque, un tentativo di risvegliare le coscienze, portando lo spettatore a riflettere sul fatto che individualismo e omertà possono essere dannosi. Anche nella vita è quando smettiamo di essere spettatori passivi che iniziamo a costruire un futuro migliore.

Francesca Ganzinelli