La serie “Bloodride”, produzione Netflix norvegese di Kjetil Indregard e Atle Knudsen, racconta differenti storie, una per ogni episodio: alcune incentrate sul soprannaturale, altre sulla psiche umana. Punto in comune di tutti gli episodi è l’inizio, dove viene mostrato un misterioso autobus con a bordo i personaggi principali. Ogni fermata mette in luce i passeggeri protagonisti dell’episodio, ma qui finisce la trovata che in realtà ha ben poco a che fare con le storie dei personaggi.
Nel primo episodio, “Il sacrificio più grande”, troviamo una famiglia di città costretta a trasferirsi in campagna a causa di problemi economici. Verranno a contatto con le persone del paese che sembrano comportarsi in modo anomalo, soprattutto mostrando un eccessivo affetto per i propri animali da compagnia. Tra affetti e soldi qual è la cosa più importante? Sarà questo episodio, sullo sfondo di leggende e soprannaturale, a mettere in risalto la difficoltà di questa domanda.
“Tre fratelli matti” mostra un ragazzo appena uscito da un ospedale psichiatrico che sembra essersi ripreso del tutto, ma fortemente influenzato dai suoi due fratelli deciderà che il divertimento è più importante del riposo. Non sono presenti elementi come mostri o spiriti, sebbene questi possono risiedere nella mente umana, portando a compiere azioni sbagliate.
Il terzo episodio, “Uno scrittore malvagio”, è reso quasi paradossale da un modo di recitare eccessivamente accentuato. La storia narra le vicende di una ragazza ricca e desiderosa di diventare scrittrice. Tra il susseguirsi di scene improbabili viene mostrata la sottile differenza tra realtà e fantasia e quanto l’eccessiva immersione in quest’ultima possa sfociare in follia.
“Topi da laboratorio” mostra un diffidente uomo d’affari, derubato di un prototipo, mettere alla prova i possibili ladri attraverso un metodo severo e umiliante. Nessuno è salvo dal sospetto, neanche le persone legate a lui da uno stretto rapporto.
Il soprannaturale torna come tema principale in “La vecchia scuola”, che vede come protagonista una giovane maestra. Dotata di particolare sensibilità, la donna sarà spettatrice di eventi inspiegabili che la porteranno ad indagare sulla sparizione di alcuni studenti accaduta oltre quarant’anni prima.
La serie si conclude con “L’elefante nella stanza”, tornando ad affrontare la realtà. Durante una festa in maschera di un ufficio, due impiegati cercheranno di risolvere il mistero legato alla morte di una loro collega, ma le apparenze ingannano e non sempre l’ovvio coincide con il vero.
“Bloodride” contiene tante storie diverse, rendendo ogni episodio non equiparabile all’altro. Alcuni hanno risvolti inaspettati e interessanti, altri risultano scontati e con minor attrattiva, ma è la loro brevità a renderli apprezzabili, con un ritmo veloce e una trama ben pensata che, nell’arco temporale di 30 minuti, riesce a concludersi senza lasciare dubbi irrisolti.

Jasmine Luna Laudato