La serie originale Netflix “Bombay Begums”, resa disponibile il 10 marzo, rappresenta la lotta spietata di cinque regine: Rani, la regina con un regno, la CEO della Royal Bank, una donna che tiene fede al suo obiettivo di successo, è la prima a presentarsi allo spettatore nei suoi sari colorati; Fatima, la regina in bilico tra due regni, il lavoro e la famiglia, avere successo non riesce mai a coincidere con l’ambito familiare; Ayesha, la regina senza regno, licenziata dalla Royal Bank e poi riassunta si ritroverà a pagare cara la sua volontà di arrivare in alto; Lily, la regina con un nuovo regno, da ballerina e prostituta la donna riuscirà a compiere un grande salto di qualità nella sua vita; infine vi è Shai, la futura regina, la più piccola delle cinque donne, i suoi disegni e la sua voce tengono in piedi la narrazione nei sei episodi.

Cinque regine puntano al successo: chi nel lavoro, chi nella famiglia, nella società o nell’amore, ma tutte cercheranno di ostacolarsi a vicenda; dalla più giovane alle più adulta si creerà una sorta di matriosca piena di specchi, in cui l’una diventa involucro dell’altra e tutte diventano una rappresentazione recente o passata delle altre. Perché ostacolarsi allora? Come spesso accade, è la loro somiglianza a generare problemi, ognuna prova rabbia per la propria immagine riflessa nel volto di un’altra donna, ognuna di loro biasima sé stessa colpendo chi più le somiglia. L’identità di queste cinque regine viene preannunciata nell’intro in cui i titoli di coda sono accompagnati dalle figure delle donne adornate da elementi di identificazione, ma, nonostante tutto, solo uno è l’elemento centrale che accomuna queste storie di vita: la ricerca del rispetto.

Essere donna in una società e in una cultura fortemente patriarcale non è semplice, molti sono i compromessi da superare e ciascuna regina ne rappresenta un passaggio, “sopravvivere è una lotta per tutte le donne”, una lotta che Netflix sta bene attento a non far ricadere sulla cultura indiana, “Bombay Begums” è piuttosto la rappresentazione di un idealtipo di società a forte tendenza maschilista in cui le donne cercano di farsi ascoltare. Nessuna delle donne è immune da errori, anzi, ma il concatenarsi degli eventi porta il tempo a fermarsi e a cambiare le carte in tavola: non è più uno scontro tra regine, ma una “guerra delle regine”, tutte unite e schierate sullo stesso versante. Dal sari nero simbolo di disfatta e rabbia ora la forza delle regine è assimilabile al colore blu simbolo di coraggio, determinazione, stabilità mentale. I colori analoghi predominanti, che sottolineavano un’armonia fittizia, riconquistano il loro vero significato; i primi e mezzi piani ora non inquadrano più solo occhi pieni di lacrime trattenute, ma sguardi fieri e sicuri; le regine dopo anni di implosioni fanno esplodere il loro dolore e la loro forza, trovando finalmente sollievo grazie ad una coalizione che forse proseguirà in una quasi preannunciata seconda stagione.

Cristina Quattrociocchi