L’angolo di Michele Anselmi
Non sembra girata dieci anni fa, invece così è, la prima stagione della serie tv danese “Borgen”. Il titolo significa “Il castello”, dal soprannome dato a Palazzo Christiansborg, dove hanno sede il Parlamento, l’ufficio del Primo ministro e la Corte Suprema. Esistono tre stagioni realizzate tra il 2010 e il 2013, per un totale di 30 episodi di 60 minuti l’una, tutte consultabili su Netflix, e nel 2022 dovrebbe arrivarne una quarta. Magari molti di voi l’avranno vista, io sono arrivato buon ultimo, su suggerimento di un amico di Facebook che a sua volta pensava di aver ricevuto la dritta da me: non era così.
Per chi non sapesse nulla della faccenda: si parla di politica vera, cioè cioè del miracoloso, pure spregiudicato, arrivo al potere, in qualità di premier, di una politica moderata ma non conservatrice che si chiama Birgitte Nyborg. La incarna la strepitosa Sidse Babett Knudsen, classe 1968, che qualcuno ricorderà accanto a Fabrice Luchini nel bel film francese “La corte”.
Doppiata bene da Alessandra Korompay, se preferite la versione in italiano, la tosta politica deve risolvere un caso spinoso in ogni puntata, superando dilemmi poco amletici e cercando di non perdere la maggioranza trasversale che la sostiene e insieme di tener fede ai valori morali che nutrono la sua idea progressista di governo.
Dentro la serie ideata da Adam Price e benissimo girata c’è di tutto: contorsioni familiari (lei ha due figli e un marito paziente che sta perdendo la pazienza), scandali mediatici, appetiti industriali, scontri diplomatici, incidenti di percorso, quote femminili messe a dura prova, diritti della Groenlandia, vendette e ambizioni, sesso e ricatti, pure una battuta al vetriolo sull’Italia e le mozioni di sfiducia.
Nel vedere “Borgen” mi sono chiesto perché nessuno saprebbe fare in Italia una cosa del genere. D’accordo c’è stata una trilogia di Sky su “Mani pulite” e dintorni partito con “1992”, ma la serie danese è più sofisticata e interessante, anche meno corriva e melodrammatica, appunto perché entra direttamente nei meccanismi di governo di un piccolo ma importante Paese europeo, oggi pilotato dalla 42enne esponente socialdemocratica Mette Frederiksen, facendo ottimo spettacolo. Non a caso s’è parlato di un remake americano. Ricordo che la Danimarca ha in tutto 5 milioni e 707 mila abitanti.
Michele Anselmi