La prima produzione Netflix, uscita il 25 dicembre, che porta il marchio di Shonda Rhimes è “Bridgerton”: una serie in costume che intreccia amore, intrighi e segreti dell’alta società che si nascondono nelle stanze, tra le tende, nei giardini e nelle eleganti dimore dei ricchi signori inglesi che, uno alla volta, lo spettatore impara a conoscere. La serie, che racconta l’Inghilterra dei primi anni dell’Ottocento, è incentrata sulle vicende della nobile e numerosa famiglia Bridgerton, i quali nella “bella stagione” presenziano a balli, mostre e altri eventi mondani, talvolta alla presenza della Regina Carlotta, ma sempre sotto il controllo vigile di Lady Whistledown che, con la sua penna affilata, celando la propria identità, racconta gli scandali e i pettegolezzi delle famiglie londinesi su un dispaccio che viene letto praticamente da tutti, reali compresi.
“Bridgerton” si apre con gli occhi dell’alta società puntati sulla giovanissima Daphne, figlia più grande della famiglia, pronta a debuttare in società e a convolare a nozze. Lei è bellissima, un “diamante raro”, così la definiscono la Regina Carlotta e Lady Whistledown, eppure nessun pretendente va a suonare alla sua porta – tranne un miserabile che non la merita – e dunque per aumentare l’interesse degli altri giovani si allea con il duca di Hastings, Simon Basset, che non vuole sposarsi e avere figli. I due fingono di fidanzarsi per poi innamorarsi davvero.
La narratrice di questa storia, prendendo palesemente spunto da una notta e talentuosa serie tv, è la misteriosa Lady Whistledow, una “Gossip Girl” dell’Ottocento, che racconta pettegolezzi, sotterfugi e intrighi delle rispettabili famiglie dell’élite londinese.
La serie, tratta dalla saga di Julia Quinn, è capace di costruzioni narrative complesse, ma anche farsi messaggio di qualcosa di moderno, grazie alla presenza di un cast inclusivo. “Bridgerton” è una narrazione al femminile che riflette intorno all’educazione sentimentale ed emotiva di un gruppo di donne che lotta per sé e per le altre “sorelle”. Dialoga sul ruolo della donna nella società, su quanto sia subalterna rispetto all’uomo, al fratello, al compagno o al marito e su quanto il “gentil sesso” debba lottare per la propria libertà.
La serie, con i suoi otto episodi ben scritti, immerge lo spettatore in un mondo costruito nei minimi dettagli, con una grande attenzione ai rapporti e alle dinamiche tra i personaggi, tra le indagini per scoprire chi si cela dietro alla Lady più spietata dell’alta società.
“Bridgerton” è una serie fatta per il binge watching. In essa ci sono alcuni elementi tipici del marchio Rhimes che sa costruire prodotti piacevoli, in grado di accalappiare gli spettatori. Nonostante alcune ripetizioni, “Bridgerton” è riuscita a conquistare il suo pubblico, tanto da essere rinnovata per una seconda stagione.

Flavia Arcangeli