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Brutto guaio a Manhattan. “City of Crime” poliziesco vecchio stile ma adrenalinico

L’angolo di Michele Anselmi

Il titolo originale è più suggestivo, pertinente. Dice “21 Bridges”, ovvero “21 ponti”, cioè quelli che collegano Manhattan alla terra ferma. L’idea curiosa alla base del poliziesco di Brian Kirk, ribattezzato da noi “City of Crime”, è tutta qui: che cosa accade se la mitica isola, circondata da tre fiumi e considerata il cuore pulsante di New York, viene sigillata per alcune ore nella notte in modo da catturare due sanguinari balordi che hanno appena ucciso sette poliziotti?
Il regista irlandese Brian Kirk viene dalla serie tv britannica “Luther” ma stavolta non c’è Idris Elba nei panni del tormentato sbirro; nel trasvolare l’oceano per arrivare nella Grande Mela il cineasta ha ingaggiato l’emergente Chadwick Boseman, noto per aver incarnato il supereroe “Black Panther”, e lo proietta in un noir notturno un po’ vecchio stile nell’atmosfera, ma adrenalinico e spettacolare nello svolgimento. Sembra quasi un “pilot”, per restare nel gergo televisivo, e chissà che Andre Davis, cioè il poliziotto in questione, non diventi un personaggio a suo modo seriale, come fu un tempo l’ispettore Callaghan in quel di San Francisco.
Del resto, l’uomo è sbrigativo, ha la pistola facile. Benché giovane, ha già ucciso otto criminali in scontri a fuoco, fedele al detto: “Preferisco guardare il diavolo negli occhi”. Nell’incipit, ambientato 19 anni prima, lo vediamo bambino in chiesa mentre assiste ai funerali del padre, pure lui agente del Nypd: echeggiano terribili le parole della biblica “Lettera ai Romani” di Paolo di Tarso, come se il destino, nel suo caso, fosse già scritto.
Due rapinatori in Bmw, armati fino ai denti e coi volti mascherati, irrompono dopo l’orario di chiusura in un ristorante, per rubare 30 chili di cocaina. Ma ce ne sono 300, troppi, qualcosa non torna nella soffiata; e nella sparatoria che segue, appunto, sette sbirri in divisa vengono ammazzati. Tutto il Dipartimento si mobilita, il sindaco vuole subito risultati, così Andre, che subito sente puzza di bruciato, ottiene di chiudere Manhattan fino alle 5 di mattina. Parte la caccia ai due assassini, Ray e Michael, i quali però sembrano troppo pasticcioni e inesperti per poter gestire tutto quel casino.
Colpo di scena dietro colpo di scena, l’inseguimento rivela una ben altra tessitura criminale, con giganteschi interessi in gioco, e a quel punto il raddrizzatorti nero dovrà vedersela non solo con i due killer fuggiaschi. E mi fermo qui per non rovinare la sorpresa.
“La giustizia ha il suo prezzo” teorizza Andre Davis, sempre elegante e imperturbabile, mentre il copione ingarbuglia la situazione e l’alba, cioè il momento di riaprire i ponti, s’avvicina. Nel suo genere “City of Crime” funziona meglio di altri, benché le psicologie siano tagliate con l’accetta e l’epilogo con la resa dei conti suoni un po’ tirato via. Però Chadwick Boseman ha il fisico del ruolo, anche lo sguardo da giustiziere per conto della Legge, mentre il contorno, tra “amici” e “nemici”, è coperto da attori mica male: Sienna Miller, J.K. Simmons, Taylor Kitsch, Stephan James.
Nelle sale da giovedì 9 gennaio, con Lucky Red e Universal Pictures, piacerà probabilmente a chi non spenderebbe mai i soldi del biglietto per “Piccole donne” o “Hammamet”.

Michele Anselmi

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