Editoriale HIGHLIGHTS

Cannes e poi?

Già tempo addietro Ermanno Olmi, che ci ha lasciato lo scorso anno, pur avendo vinto la Palma d’oro con L’albero degli zoccoli, si chiedeva se avesse ancora senso un festival come Cannes, al pari di Venezia e di tanti altri. Diceva Olmi “anche il festival di Cannes non può sottrarsi al mercantilismo, alle pressioni politiche, ai patteggiamenti che poco hanno a che fare con l’arte. È difficile trovare sussulti, gesti di ribellione, fili d’erba”.
Stando ai resoconti della stampa internazionale la rassegna che si è appena conclusa avrebbe largamente deluso. Stravagante la premiazione finale, ripetitive le esibizioni sui tappeti rossi, delusi gli autori più famosi da Almodóvar a Tarantino, scialbe le presenze delle star e soprattutto disorientato il pubblico, anche se accorso numeroso. Direi che la questione più urgente da affrontare è appunto questa: il pubblico dei festival è lo stesso che poi frequenta le sale cinematografiche? Un tempo certamente era così, oggi non più. Infatti se confrontiamo i titoli premiati nelle varie manifestazioni degli ultimi anni e i risultati al box office in sala noteremo che la maggioranza dei film laureati è stata largamente disattesa dal pubblico. Sicuramente, mentre i frequentatori dei festival sono per lo più adulti e disposti a spendere non poco per procurarsi i biglietti, l’audience delle sale è per lo più giovane e dichiaratamente insensibile al cinema d’autore.
Ritorna attuale quanto scrivevo nel 2013 a proposito di Cannes di quella annata. “Nell’era del web, la sacralità del tempio cinematografico è messa a dura prova. Il digitale sta mutando lo scenario: il cinema non sarà più lo stesso, le modalità di produzione e fruizione già stanno cambiando. Persino i critici stanno scomparendo, fagocitati da migliaia di recensioni online fatte direttamente dagli spettatori. C’è chi si è già spinto oltre, immaginando festival non più in smoking, ma in abito virtuale, situati sul territorio del web e non in un singolo paese. Spike Lee nel 2008 si impegnò a lanciare un esperimento di festival online. Ridley Scott ha coordinato un progetto ancora più ambizioso, lifeinaday. A metà strada tra il megafestival e il raduno planetario, il regista ha chiamato a raccolta i filmaker del mondo intero per raccontare la vita di un determinato giorno, 24 ore del 24 luglio 2010. Alla rivoluzione in atto i festival non possono sottrarsi. I più avveduti se ne sono accorti e cercano di rigenerarsi. Per chi siede sugli allori è d’obbligo il pensionamento anticipato”. Bastano queste poche righe per aprire un dibattito che prima o poi bisognerà pur fare.

Roberto Faenza

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