Ci sono thriller che intrattengono e altri che ti fanno sentire intrappolato insieme al protagonista, costringendoti a vivere ogni secondo con il fiato corto. “Carry-On” di Jaume Collet-Serra appartiene decisamente alla seconda categoria: un thriller teso, nervoso, costruito come una corsa contro il tempo in cui ogni scelta può trasformarsi in una condanna. E al centro di questo gioco al massacro c’è Taron Egerton, che riesce a dare volto e fragilità a un protagonista immediatamente umano.
Nella pellicola del 2024, Egerton interpreta Ethan Kopek, un uomo che aveva sognato di diventare poliziotto ma che ha finito per accontentarsi di un lavoro ai controlli di sicurezza dell’aeroporto di Los Angeles. Anche la sua compagna, Nora, interpretata da Sofia Carson, lavora nello stesso aeroporto. La vita di Ethan scorre piatta, fatta di routine rassicuranti e ambizioni messe da parte, almeno finché la vigilia di Natale non viene travolta da una voce misteriosa che si insinua nella sua cuffia e gli ordina di lasciar passare un bagaglio sospetto. Se non obbedirà, moriranno delle persone, tra queste anche Nora.
Da quel momento il film non rallenta più. Ethan capisce presto che dentro quel trolley c’è qualcosa di devastante e il dilemma che gli si spalanca davanti è tanto semplice quanto insostenibile: salvare la persona che ama oppure impedire una strage. Collet-Serra riesce a far vivere questa tensione allo spettatore senza filtri, mantenendo sempre la macchina da presa emotivamente incollata al protagonista. Si avverte il panico nei suoi movimenti, il sudore, il battito accelerato di qualcuno che si ritrova improvvisamente schiacciato tra il senso del dovere e la paura di perdere tutto.
Anche l’ambientazione gioca un ruolo fondamentale. L’aeroporto, luogo impersonale per eccellenza, si trasforma qui in un territorio fatto di corridoi, controlli, inseguimenti e duelli silenziosi. Sotto la superficie del thriller emerge anche una riflessione più amara: nei dialoghi tra il protagonista e l’attentatore affiora l’idea di una generazione cresciuta con la promessa del sogno americano e poi lasciata a fare i conti con aspettative irraggiungibili e continui fallimenti.
Se “Carry-On” funziona così bene, però, il merito è soprattutto di Egerton. L’attore riesce a rendere Ethan un uomo comune, pieno di insicurezze e occasioni mancate, ma capace di trovare dentro di sé un coraggio che pensava di non avere più. Ed è proprio questa dimensione umana, più ancora dell’azione o dei colpi di scena, a rendere il film coinvolgente fino all’ultimo minuto.

Clara Chiusuri