HIGHLIGHTS Recensioni

“Cattedrali della cultura”. Con Wenders la grande architettura parla in prima persona

Moderne, futuristiche, originali. Apparentemente ‘strambe’, le strutture di alcuni dei più originali edifici del pianeta sono studiate secondo criteri ben precisi. In che misura le architetture plasmano il modo in cui sono abitate? Wim Wenders, padre di capolavori come “Il cielo Sopra Berlino” e “Paris, Texas”, crea un mondo in cui sono gli edifici stessi a rispondere a questa domanda. La Filarmonica di Berlino, la Biblioteca Nazionale Russa, il Carcere di Halden, il Salk Institute, la Oslo Opera House e il Centre Pompidou prenderanno vita e voce nel documentario realizzato nel 2014, ma solo da poco disponibile su Amazon Prime Video, raccontandosi in prima persona. Scopriamo così l’essenza delle “Cattedrali della Cultura”.

In apertura è Wenders a raccontarci la Berliner Philharmoniker, la Filarmonica di Berlino. L’edificio ospita alcuni dei musicisti più famosi del mondo e ci parla di sé e del suo essere concepito come un grande strumento musicale, con la particolare struttura a ‘tre pentagrammi interconnessi’. In Russia è il documentarista Michael Glawogger a guidare le riprese all’interno della Biblioteca Nazionale Russa di San Pietroburgo dove, accompagnati da citazioni di Dostoevskij, Sant’Agostino e Epicuro, ci smarriamo tra i corridoi di uno dei più maestosi luoghi di cultura esistenti. È poi nel cuore del documentario che Michael Madsen ci porta all’interno del Carcere di Halden. Nell’omonima cittadina, tra i boschi norvegesi, il carcere di massima sicurezza si erige in un esempio di sistema detentivo basato sul rispetto dei diritti umani, una vera e propria istituzione culturale.

Nella seconda parte del documentario – costituito così a due blocchi da tre edifici ciascuno – ci spostiamo oltreoceano, dove Robert Redford ci guida alla scoperta del Salk Institute di San Diego, in California, uno dei maggiori centri di ricerca in campo biologico. In un gioco di simmetrie, verticalità e proporzioni, l’edificio è liberamente ispirato ad un organismo vivente. La penultima tappa del viaggio mantiene la suggestione artistica e culturale all’Oslo Opera House, dove Margreth Olin ci guida all’interno della spettacolare struttura di vetro e marmo che la racchiude. Questa volta, la voce narrante è femminile. A chiudere il viaggio, Parigi, con il maestoso Centre Pompidou, museo di arte moderna dalla struttura che ricorda “una cattedrale gotica d’acciaio”, con la direzione di Karim Ainouz, regista e visual artist brasiliano.

Una commistione di culture, storie e luoghi diversi, in cui è forte la componente sacrale. Il titolo rimanderebbe proprio a questo senso di religiosità, che emerge a pieno nel dispiegarsi delle anime dei luoghi. Queste strutture, complice una narrazione in prima persona, non sono più soltanto dei contenitori di acciaio, ma vengono raccontate secondo le loro logiche. Dopo aver visto “Cattedrali della cultura” visitare un edificio non sarà più l’esperienza a cui siamo abituati.

Chiara Fedeli

Condividi quest'articolo