L’angolo di Michele Anselmi

A chi mi chiede se c’è un film da vedere su Netflix (non una miniserie), rispondo così, senza pensarci troppo: “I crimini di Emily”, scritto e diretto da John Patton Ford nel 2022. Ha una pasta da film indipendente americano, poca musica, fotografia realistica a luce naturale, personaggi irregolari pronti a tutto per sopravvivere, attori poco noti, tra i quali la protagonista anglo/portoricana Aubrey Plaza, che però si fece apprezzare con la seconda stagione di “White Lotus”. Quasi quarantenne, l’attrice sembra una giovane Greta Scacchi, per fisico, tempra e sguardo, e anche se viene dal genere comico mostra qui una notevole grinta drammatica nei panni di Emily Benetto. Più sottilmente, il titolo originale recita “Emily the Criminal”, perché tale lei è considerata, pur senza volerlo.
Chi è Emily? Una donna del New Jersey trasferitasi a Los Angeles. Lavora, poco pagata, in una piccola impresa di catering, cercando impieghi più decenti. Ma ogni colloquio di lavoro finisce male: sarà perché lei è gravata da debiti studenteschi e una piccola macchia sulla fedina penale non aiuta di certo.
Così, alla disperata ricerca di un reddito per pagare quei debiti, accetta di fare la “dummy shopper”: 200 dollari per pochi minuti di “lavoro”. C’è da acquistare un televisore nuovo con una carta di credito rubata, fornita da un intermediario di origine libanese, un certo Youssef (Theo Rossi). La prima volta fila tutto liscia, ma cosa accadrà quando dall’elettrodomestico si passa a una sontuosa berlina usata che vale migliaia di dollari?
Sempre in scena, Emily è una donna single spinta dal bisogno a fare ciò che non vorrebbe. Sa disegnare bene, è bella, ha frequentato buoni studi, ma vive immersa in una logica di sfruttamento intensivo, fatto di stage gratis (emblematico l’incontro con la riccona incarnata da Gina Gershon). Con Youssef si capisce, potrebbe nascere anche un amore, ma qualcosa di brutto si profila all’orizzonte.
A suo modo, “I crimini di Emily” è una storia nera in bilico tra denso ritratto femminile e cruda parabola capitalistica. Il tutto dura poco più di 90 minuti, misura aurea. Aubrey Plaza, senza trucco e spesso senza reggiseno, s’impadronisce della scena, facendo di Emily una specie di anti-eroina alla quale non resterà che un’opzione.
Vedetelo in lingua originale coi sottotitoli, il mio consiglio.

Michele Anselmi