L’angolo di Michele Anselmi

Magari l’avete già vista, ma nel caso foste alla ricerca di una bella e tosta serie poliziesca di ambientazione nordica, allora puntate subito su “Trapped”, tra le proposte di Netflix. Ero scettico all’inizio, mi sembrava la solita neve, ma poi ho visto che l’ideatore è Baltasar Kormákur, classe 1966, nato a Reykjavík: regista, attore, sceneggiatore, produttore. Uno svelto che ha diretto parecchi film d’azione con divi hollywoodiani, da “Contraband” con Mark Wahlberg a “Cani sciolti” con Denzel Washington e ancora Wahlberg, per non dire di “Everest” con Jason Clarke e Josh Brolin che inaugurò la Mostra di Venezia mi pare nel 2015.
“Trapped”, ovvero “intrappolato”, più mentalmente che fisicamente, appartiene a un nobile genere di intrattenimento televisivo: una piccola città, Siglufjörður (non chiedetemi come si pronunci), che si affaccia sul mare gelido del Nord, circondata da montagne aspre e innevata; una stazione di polizia ridotta al minimo e senza pistole; una serie di crimini orribili che scuote una comunità che si considerava coesa e fattiva, invece custodisce segreti inconfessabili.
Si possono vedere due stagioni, l’una risalente al 2016 e l’altra al 2018, entrambe pre-Covid, per un totale di 20 episodi. Molti personaggi tornano nelle due storie, abbastanza toste sul piano visivo, anche torve per quanto raccontano, e cioè – un classico – speculazioni immobiliari, vendette personali, rifiuti tossici, ex fricchettoni, camarille politiche, famiglie marce, contadini neonazisti aderenti a un’associazione che si chiama “Il martello di Thor”, ricchezza e povertà, meschinità e generosità.
L’eroe della situazione è un investigatore di notevole stazza, sempre un po’ affannato ma molto intuitivo, che si sta separando dalla moglie e ha qualche problema con le sue due figlie. Si chiama Andri, viene da Reykjavík ed è incarnato da Ólafur Darri Ólafsson, diciamo la versione islandese del nostro Stefano Fresi, ma più bravo e misurato. Se la deve vedere, insieme ai suoi due collaboratori di fiducia, con eventi molto feroci e sanguinari, e non sempre le cose vanno a finire bene (ogni puntata rilancia, un po’ all’americana). Consiglio di vedere le due stagioni, la seconda più forte e tesa della prima, in lingua originale, con i sottotitoli.
Naturalmente i paesaggi sono magnifici, anche perché l’intera popolazione dell’Islanda assomma a meno di 360 mila abitanti e lì hanno costruito con molta cura.

Michele Anselmi