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Cinema, Scuola e Fantasia. Ricominciare dai giovani per una nuova strategia di Rinascimento digitale della cultura italiana

Più diffuso della distanza tra le persone è il loro desiderio di rompere questa distanza
                                                                                                                              (Adorno)

Si è conclusa, con l’evento di premiazione del 13 dicembre 2019, la prima edizione del concorso YouTrailer. Per un Rinascimento digitale del cinema italiano, promosso dal Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale (Osservatorio Cinemonitor) della Sapienza Università di Roma e dalla Galleria Nazionale D’Arte Moderna e Contemporanea, con il sostegno di MIUR e MIBACT. Il percorso svolto offre anche l’occasione per un incipit di riflessione sulle affinità e le distanze tra le varie forme espressive, cinema in primis, e universo giovanile nella consapevolezza che i cambiamenti che stanno attraversando i media e i linguaggi artistici siano strettamente connessi alle tendenze messe in atto dalle nuove generazioni.
Uno di questi trend è rinchiuso nello stesso naming del progetto: YouTrailer, evocativo di una delle piattaforme più frequentate dai giovani e, nello stesso tempo, proiettato in una dimensione tipica dei nativi digitali: la fruizione/creazione di forme brevi di comunicazione, come i trailer.
A ben pensare, il trailer si pone quale forma ideale di mediazione tra vecchio e nuovo mondo, tra la compulsività della rete e la riflessività dei tradizionali universi comunicativi. Apparente neutrale, il trailer svolge una funzione quasi empatica di congiunzione tra universo della produzione e quello della fruizione, sempre più frammentato e di complessa articolazione. È una narrazione alternativa e più incisiva che restituisce, in pochi minuti e persino secondi, il senso e il ritmo di quanto si racconta in un tempo dilatato della fruizione cinematografica tradizionale. In altre parole, una strategia di superamento delle distanze.
Anche questo progetto si fonda su una simile strategia, nell’intento di avvicinamento di universi generazionali, temporali, tecnologici e persino istituzionali. Troviamo rinchiuso nel passaggio tra i film d’autore selezionati (spesso in pellicola bianco e nero) e i trailer realizzati dagli studenti delle scuole medie superiori lo stesso divario che apparentemente separa il cinema dai nuovi universi tecnologici. E con YouTrailer si è tentato di colmare questo vuoto, dimostrando, ancora una volta, che nella fluidità delle esperienze e nella continuità – e non nelle brusche rotture e nella frammentazione – si annidano la creatività e il divenire.
Cinema: Complessità; Arte/Creatività; Produzione costosa, faticosa; «presunzione che l’esperienza continuerà costantemente a fluire nello stesso stile costitutivo» (Barthes 1975); Fruizione impegnativa e socializzante; Prevalentemente formati lunghi; Interattività scarsa o assente; Contenuti che si proiettano.
Universo digitale (spesso mediato da tecnologie mobili): Semplicità; Quotidianità e sdrammatizzazione; Mashup di contenuti e formati; Produzione economica (budget e budget time); Digitale/multicanalità/linguaggi differenti in funzione dell’uso; Fruizione individuale – Individualizzazione; Prevalentemente forme brevi; Interattività evoluta; Contenuti che si diffondono.
All’interno di tale quadro comparativo, il documento sperimentale, filmato con il telefonino o realizzato con mezzi anche non professionali può essere garante dell’immediatezza, sviluppando una funzione di «conciliazione» tra funzioni e intenzionalità dei due mezzi (universi tecnologici).
Non a caso, nell’invito indirizzato alle Scuole, alle ragazze e ai ragazzi non si è mai insistito sulla dimensione professionalizzante del concorso, quanto sugli aspetti di avvicinamento e riscoperta dei capolavori del cinema italiano del passato, attraverso una loro rilettura e restituzione utilizzando una delle forme brevi più popolari tra gli adolescenti: i trailer creati e interpretati da loro stessi.
L’esperienza ci ha garantito ulteriori elementi di riflessione, oltre a quella documentata anche dai video di accompagnamento del progetto sul rapporto tra universo giovanile e cinema: la rilevanza della Scuola e delle occasioni formative su questi temi e l’importanza delle sinergie con le altre forme espressive/artistiche e della frequentazione degli spazi museali e della bellezza.
Sulla prima dimensione: il contest non era rivolto alle scuole, ma ai ragazzi e alle ragazze. Tuttavia, l’esperienza ha dimostrato che senza il sostegno delle istituzioni scolastiche e di alcuni insegnanti e genitori illuminati, gli studenti avrebbero avuto serie difficoltà a captare il senso del progetto e, d’altra parte, molte scuole e ragazzi non sono riusciti a portare avanti il progetto per sovraccarico didattico, ma soprattutto per mancanza di strutture e di quella dotazione tecnologica minima che avrebbe permesso la realizzazione dei trailer. A questo si aggiunge un problema ormai storico e ancora non sanato di Media Literacy e delle distanze tra la Scuola e gli universi dei media tradizionali e innovativi. Anche laddove ai giovani si vanno ad attribuire di default competenze raffinate e familiarità d’uso delle tecnologie, l’esperienza dimostra che spesso si tratta di skill a carattere ludico, che necessitano di orientamento più deciso e valorizzazione, all’interno di percorsi strutturati di Media Education.
Tutto questo chiama fortemente in causa la centralità dello studio del clima culturale e comunicativo contemporaneo e la capacità del sistema audiovisivo, sempre più “glocalizzato”, di attivare rapporti sinergici con le diverse espressioni della società civile in grado di promuovere e valorizzare le competenze e il talento delle nuove generazioni.
Un ruolo di primo piano in tal senso può essere giocato dall’istituzione universitaria, laddove si rende soggetto attivo nel mettere in relazione dinamica il mondo giovanile con i rappresentanti e gli operatori dell’industria cinematografica e audiovisiva.
L’ultima dimensione, che regge l’intero progetto è quella delle opportunità garantite ai giovani attraverso l’immersione nella diversità e nella complessità dell’esperienza estetica.
Pertanto, è più che mai parte di una strategia comunicativa e di empatia sociale e generazionale la sinergia con uno degli spazi museali più suggestivi di Roma, La Galleria Nazionale D’Arte Moderna e Contemporanea. La consapevolezza che ha mosso il progetto e che fa parte di una linea di collaborazione avviata da tempo tra Università e La Galleria Nazionale è quella del bisogno di contaminazione, espresso da Clifford nella sua sintesi lungimirante: “i frutti puri impazziscono” (Clifford 2010): solo dalla fertilizzazione tra esperienze, istituzioni, generazioni, tradizioni, saperi potranno nascere i germi del futuro.
Il museo, con la sua organizzazione, fa propria la modernità e la rielabora e la dissolve nell’atto della fruizione. Come accade nel montaggio cinematografico o, nel suo piccolo, in quello per la tv, anche nell’allestimento di una mostra d’arte si attribuisce valore e armonia a ciascuno e all’insieme degli elementi che compongono l’opera da “mostrare”. Le fasi progettuali della messa in scena e della messa in opera di prodotti artistici richiedono una nuova e moderna interpretazione degli spazi creativi contemporanei sempre più indipendenti dalle “piattaforme” attraverso cui il contenuto artistico viene veicolato e fruito.
La fruizione dello spazio museale, così come la visione di un film (anche del passato) portano in una direzione compensatoria rispetto alla compulsività della rete e delle “maratone mediatiche”. C’è bisogno del tempo dell’elaborazione, così come nei processi di apprendimento si succedono esposizione/assimilazione, adattamento e cambiamento nel comportamento/atteggiamento.
Dello stesso tempo di elaborazione si ha bisogno anche nel momento della creazione di un trailer, come insegna il percorso di questo progetto, che mirava a dare nuova vita ai film italiani del passato e che, di fatto, ci ha restituito l’esperienza della complessità e della sinergia, dimostrando ancora una volta il valore della solidarietà come forma di solidità di una società e del suo futuro.
E chissà se la stessa esperienza non sia replicabile in un contest nazionale vocato a dare nuova vita digitale, attraverso le narrazioni dei ragazzi, al vissuto degli spazi museali e artistici italiani? Potrebbe essere un innovativo frammento di una strategia nazionale di valorizzazione del sapere, della cultura, del turismo.

Mihaela Gavrila, Responsabile Scientifico del Progetto YouTrailer

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