La Mostra di Michele Anselmi | 5

Non è proprio il film da raccomandare agli amici di Putin in Italia, che sono tanti, a partire dall’ex ministro Salvini e dall’ex premier Berlusconi, il film documentario che l’americano Alex Gibney ha portato fuori concorso alla Mostra. Si chiama “Citizen K” e naturalmente l’allusione cinefila è a quel “Citizen Kane” di Orson Welles conosciuto da noi come “Quarto potere”. Ma i paragoni si esauriscono più o meno lì, benché si parli di magnati.
Il regista del notevole “Sinatra: All or Nothing at All” ricostruisce infatti la vicenda del petroliere russo Mikhail Khodorkovsky, oggi 56enne, il quale osò sfidare Vladimir Putin finendo in prigione, dalle parti della Siberia, per circa un decennio. Oggi l’ex “oligarca”, all’epoca considerato da “Forbes” uno dei più ricchi del mondo, vive in esilio a Londra, dove di mestiere fa il dissidente, potendo contare, per vivere e per alimentare l’organizzazione “Open Russia”, su un capitale di quasi 500 milioni di dollari messo da parte, pure nei giorni della reclusione, con una certa abilità.
“Non sono un idealista, ma mi ritengo un uomo con degli ideali” confessa a un certo punto nel corso del documentario, forse troppo pieno di musica e lungo oltre due ore, il miliardario in questione. Non che fosse uno stinco di santo: “Per me gli affari erano solo un gioco” teorizzava da giovane, quando, dopo aver fondato una banca leggendo un manuale americano, diventò uno spregiudicato capitalista petrolifero con la sua società “Yukos”, salendo le scale del potere nella Russia post-Eltsin. Ma presto Khodorkovsky, uno lesto a licenziare operai o a chiedere tagli di stipendio del 30 per cento, si ritrovò in rotta di collisione con l’imperiale Putin deciso a ridimensionare l’influenza degli oligarchi. Accusato di frode, evasione fiscale, furto di greggio, l’industriale fu arrestato il 25 ottobre del 2003, presto condannato in quello che a molti apparve un “processo farsa” di stampo stalinista.
“Citizen K” ritrae la figura controversa di Khodorkovsky, s’intende un uomo dotato di grinta e determinazione, per accusare Putin, il quale esce dal film come uno spietato “dittatore democratico” capace di usare il sostegno popolare dei russi per reprimere ogni dissenso (o quasi) e governare, appunto, come un novello zar post-comunista. Ricordarlo di questi tempi, mentre il rublo pare essere tornato di moda anche in Italia, non può che far bene.

Michele Anselmi