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Comencini & Mezzogiorno, “Tornare” on demand: un thriller dell’inconscio

L’angolo di Michele Anselmi

Anche “Tornare” doveva uscire nei cinema, come “La sfida delle mogli” o “7 ore per farti innamorare”, ma si sa com’è andata a finire. E così il nuovo film di Cristina Comencini arriva “on demand” oggi 4 maggio, data per molti versi simbolica, su SkyPrimafila, TimVision, GooglePlay, Chili, RakutenTv, Infinity e CG Entertainmenmt.
La regista-scrittrice, che qui firma il copione con Giulia Calenda e Ilaria Macchia, sembra ripercorrere climi e situazioni di un suo fortunato film del 2005, “La bestia nel cuore”. Anche lì riecheggiava un doloroso trauma irrisolto, dentro una progressione di incubi e visioni, un’atmosfera da “thriller dell’inconscio” (parola dell’autrice). Torna pure l’attrice protagonista, Giovanna Mezzogiorno, un po’diversa, fisicamente, rispetto ad allora.
“Il tempo è solo un modo per misurare il cambiamento” avverte una frase del fisico e scrittore Carlo Rovelli messa in esergo; e infatti il film gioca con i giorni, i mesi e gli anni in una maniera vagamente psicoanalitica, lasciando che la cosiddetta “scena primaria” affiori per frammenti, ricordi, illuminazioni, indizi.
Tutto gira attorno a una data fatidica. Che cosa avvenne nel pomeriggio dell’8 maggio 1967? Alice, che all’epoca dei fatti era una tarda adolescente piuttosto vivace e ribelle, torna nei primi anni Novanta a Napoli per i funerali del padre, un ex alto ufficiale della Nato. La casa sul mare, bella e misteriosa, è rimasta la stessa di quando se ne allontanò per diventare una giornalista famosa. Ma c’è qualcosa di inquietante nell’aria, o forse solo di irrisolto.
Partita la sorella “sgobbona”, Alice resta sola tra quelle mura, dove i ricordi riaffiorano, a partire da una bottiglia di trialina. In casa si aggira Marc, uomo gentile e premuroso, coetaneo di Alice, che sa molte cose sulla donna, forse troppe. E intanto, in bilico tra realtà e immaginazione, lei comincia a “parlare” con una sé stessa adolescente, poi con una sé stessa ancora più ragazzina, in una prospettiva emotiva che ricorda la forma della matrioska.
Non dirò, per ovvi motivi, quale sia il trauma col quale Alice dolorosamente deve fare i conti, dopo averlo rimosso per oltre due decadi, ma avrete capito che riguarda il suo spirito sbarazzino e seduttivo, fuori norma rispetto agli standard morali di quella famiglia infelice.
Come scrissi all’epoca dell’anteprima alla Festa di Roma 2019, Giovanna Mezzogiorno appare un po’ spaesata nell’atmosfera costruita dal copione: sgomenta di fronte allo schiudersi degli eventi che tornano alla memoria, sempre a un passo dalla crisi di nervi, costretta a pronunciare battute meditabonde in abiti penalizzanti. Non va tanto meglio con Vincenzo Amato, che fa di Marc un personaggio troppo ambiguo e insidioso per crederci davvero.
L’aria del tempo è fornita dalle canzoni dei Troggs e dei Beach Boys, e naturalmente la casa sul mare, così labirintica e suggestiva, diventa un “personaggio” del film. Producono Lionello Cerri e Raicinema, anche se a distribuire doveva essere Vision Distribution, cioè Sky, ovvero la concorrenza. Strano.

Michele Anselmi

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