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Da Cipro divisa in due la cino-odissea d’un cane di nome Jimi

L’angolo di Michele Anselmi

Il titolo originale suona “Smuggling Hendrix”, che significa più o meno “contrabbandando Hendrix”. Ma il celebre chitarrista nero di “Foxy Lady” poco c’entra con il film cipriota di Marios Piperides, se non ci fosse di mezzo un cagnolino che porta il suo nome: da lì nasce, con un pensierino a “Torna a casa, Lassie!”, l’idea di ribattezzare il tutto “Torna a casa, Jimi! – Dieci cose da non fare quanto perdi il tuo cane a Cipro”.
Nelle sale con Tucker da giovedì 18 aprile, il film piacerà molto a chi possiede un cane e farebbe di tutto per non farlo soffrire o smarrirlo; ma credo che possa divertire anche un pubblico più vasto, perché la cino-odissea in questione è un pretesto per parlare d’altro: di Cipro, un’isola divisa in due dalla guerra del 1974, con una parte greco-cipriota a sud, una turco-cipriota a nord e in mezzo la zona cuscinetto gestita dall’Onu (c’è pure una base militare britannica per non farci mancare nulla).
Il musicista fallito Yiannis, il quale vive nella parte greca di Nicosia, medita di trasferirsi in Olanda in cerca di migliori occasioni di lavoro; ma tre giorni prima della partenza l’amato cagnolino Jimi (Hendrix), lasciatogli temporaneamente dall’ex fidanzata, supera allegramente il check-point e s’intrufola nel settore turco. Sembrerebbe un gioco da ragazzi riportarlo a casa, ma siccome animali, piante e prodotti alimentari non possono essere trasferiti da una parte all’altra dell’isola, ecco che il cane diventa una rischiosa merce di contrabbando.
Solo che Yiannis, inseguito da due strozzini nonché dalla padrona di casa, non ha un soldo; una volta “clandestino” nel settore turco, non gli resterà che chiedere aiuto al meccanico Hasan, il quale peraltro abita con la famiglia nella casa che fu, un tempo, dei nonni di Yannis. E altri si aggiungeranno all’avventurosa traversata.
Adam Bousdoukos, già protagonista del frizzante “Soul Kitchen” di Fatih Akin, fa del barbuto Yiannis un eroe maldestro che somiglia fisicamente al nostro Lillo (senza Greg): Cipro gli sta stretta, parla bene l’inglese, il suo orizzonte è l’Europa, ma intanto deve fare i conti con quel paradosso storico, mentre tutto si complica terribilmente. Tra battute su Lady D. e Angelina Jolie, situazioni buffe e corse a perdifiato, “Torna a casa, Jimi!” perviene a un messaggio pacifista, di reciproca tolleranza, anche d’amicizia, perché in fondo Yannis non è così diverso da Hasan, ed entrambi potrebbero vivere senza i vincoli imposti da quell’artificiosa/bellicosa frontiera.
La versione italiana purtroppo cancella le tre lingue che vengono parlate, cioè greco, turco e inglese, semplificando un po’ troppo le cose, certo annullando un elemento tutt’altro che marginale sul piano della costruzione drammaturgica. Ma la commedia, che è un’opera prima, risulta garbata, a tratti pure appassionante, e il lieto fine birichino non delude, anzi rassicura.

Michele Anselmi

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