A 25 anni dalla sua uscita, il 20 novembre è tornato in sala ‘’L’odore della notte’’ di Claudio Caligari. Il lungometraggio – ispirato al romanzo di Dido Sacchettoni ‘’Le notti di arancia meccanica’’ che a sua volta si rifà alle vicende della banda soprannominata dell’Arancia Meccanica – riflette sulla rappresentazione cruda e realistica della vita marginale della borgata romana, concentrandosi sui giovani, la tossicodipendenza e la criminalità urbana.
<<L’illegalità era il mio mestiere. Uscivo spinto da qualcosa di furioso che mi soffiava alle spalle, affamato di prede e violento come un animale che non ha abbastanza spazio. Era come se caricassi la città>>.
Remo (Valerio Mastandrea) è la voce narrante e protagonista della pellicola, poliziotto capobanda di un violento gruppo di rapinatori formato da Maurizio (Marco Giallini), ladro d’auto ed eccezionale pilota, e Roberto (Giorgio Tirabassi), padre di famiglia bisognoso di soldi. Appare subito evidente la contrapposizione <<Noi, Loro, Gli Altri>> (citando il rapper Marracash) e sfortunati/fortunati, difatti Loro-le vittime appartenenti alla Roma bene <<erano di un ambiente molto superiore a noi, emanavano ricchezza, si vedeva che avevano viaggiato facilmente nella vita>>.
Ma è altresì Remo a differenziarsi dalla banda-Noi. Quest’ultimo in effetti vive per le rapine, che lo rendono lucido e invulnerabile, una droga; diversamente da Maurizio e Roberto, che si dedicano alle attività criminali per fare la bella vita e per sopravvivere.
Decisivo sarà l’incontro con ‘’il Rozzo’’, che <<creava intorno a sé un confuso malessere […] come un uomo che proietta perennemente la propria ombra anche in un giorno senza sole>>. Violento duro e taciturno, il Rozzo (Emanuel Bevilacqua) rappresenta il partner ideale di Remo, la persona giusta con la quale sentirsi al sicuro e compiere l’upgrade verso le rapine in appartamento.
Ma il lungometraggio, oltre a raccontare e scomporre l’ascesa criminale di Remo, compie un’attenta analisi psicologica sui personaggi condotta dalla voce narrante. L’inasprimento della ‘’guerra privata’’ di Remo sarà controbilanciata e accompagnata da ansie, paranoie, ciclicità alienante ed una inevitabile caduta.
Sullo sfondo di una Roma grigia e appannata, Remo riflette sulla sua condizione e su quella dei suoi compagni, l’ineluttabile destino non lascia scampo e il protagonista è cosciente della sua condizione (evidenziata nel finale) a differenza del ‘’Rozzo’’ nato ladro e rapinatore , il quale: <<la sola azione che aveva veramente imparato era di prendere, dovunque fosse possibile, in qualunque occasione, a suo modo era innocente>>.
La pellicola così come ‘’Amore tossico’’ e ‘’Non essere cattivo’’, le altre due opere del compianto regista romano, esplora le sfumature oscure dell’animo umano, dialoga con gli esclusi, i reietti, i marginali in una Roma pasoliniana esaltata dalla colonna sonora di Pivio e Aldo De Scalzi che raggiunge una perfetta sinergia con le immagini e la storia.

Giuseppe Annecchino