Venezia parte con tanti titoli eccellenti da fare impallidire Cannes. Alla Biennale c’è un eccellente presidente, Roberto Cicutto, con una solida esperienza nel cinema. Ha confermato Alberto Barbera, ottimo direttore. Eppure si ha la sensazione che tanta competenza non faccia i conti con una drammatica realtà: il cinema è in agonia. Cresce la produzione di nuovi film, ma le sale chiudono una dietro l’altra. Sono più le città dove non è rimasta nessuna. Basti pensare che a Roma, la capitale dello spettacolo, sono sopravvissute in poche. Cinemonitor, il portale di cinema e media che dirigo alla Sapienza, sta raccogliendo i dati di questo triste declino. Ecco qualche esempio. A Roma il glorioso Metropolitan, all’angolo con piazza del Popolo, è sbarrato da anni. Alle porte dormono i senzatetto. Decimati quasi tutti gli schermi del centro storico, resiste non si sa ancora per quanto la multisala dell’Adriano, messa in liquidazione insieme a una squadra di calcio. Intanto, una recente mappatura registra la scomparsa di 101 sale. La ragione di tale sterminio è evidente. Al cinema era solito recarsi soprattutto un pubblico maturo. Oggi è invecchiato e preferisce restare a casa di fronte al piccolo schermo. E i giovani? La loro frequenza è limitata a quando esce un blockbuster americano. Se sentono parlare di cinema d’autore puntano l’indice e il pollice come fosse una pistola. Dobbiamo condannarli? Perché dovrebbero sacrificare la paghetta per assistere a pellicole dove l’età media dei protagonisti è quasi sempre più del doppio della loro? Se sulle sponde del Tevere c’è poco da brindare, non è che a Hollywood se la passino meglio. La sfilza di titoli che da oltre un anno attendono di uscire in coda post Covid continua ad aumentare, al pari dei produttori che scelgono di saltare la sala per approdare su qualche piattaforma. Netflix e Amazon la fanno da padroni, giudicando lo schermo cinematografico una reliquia del passato. Un censimento che abbiamo effettuato in Italia dal 2003 al 2017, a fronte di un numero complessivo di 5000 sale, ne registrava la scomparsa di 700. Nel 2019 la situazione è ancora peggiorata: sono rimaste soltanto 1218 sale attive per 3542 schermi. A un anno di distanza, nel 2020, stando ai dati ANICA, “i cinema hanno registrato un incasso complessivo di oltre 182.5 milioni di euro per un numero di presenze pari a circa 28 milioni di biglietti venduti. Si tratta, rispetto al 2019, di un decremento di più del 71,3% degli incassi e di più del 71% delle presenze. Se si considerano i dati a partire dall’8 marzo, primo giorno di chiusura nazionale delle sale, il mercato nel 2020 ha registrato invece il 93% circa in meno di incassi e di presenze rispetto al 2019, per una differenza negativa di più di 460 milioni di euro”. Cifre da brivido. Per uno come me, che ha appena finito di girare un film destinato alle sale, c’è poco da stare tranquillo. Né può rassicurarci il fatto che si continua a produrre un gran numero di pellicole, quando per molte la previsione di resa economica è prossima allo zero. Cos’è dunque il cinema oggi? Forse somiglia a quelle stelle che brillano, ma di fatto non esistono più. Se Roma piange Sparta non ride. In America e in Canada nel 2019 in sala sono usciti 792 film. Scesi a soli 329 nel 2020. Per un’industria come quella statunitense, abituata a sfornare film per ogni genere di pubblico, parlare di catastrofe è dire poco. Infatti si guarda ai mesi scorsi come a un annus horribilis. Bisogna andare indietro al 1998 per incassare così poco. Molte sale sono rimaste inattive, un gran numero di rassegne cancellate, parecchi progetti chiusi in un cassetto. Non resta che piangere? Può consolare sapere che anche in Cina l’industria cinematografica è in ginocchio. A marzo 2020 ha chiuso con un deficit di 2 miliardi di dollari. E con lo spegnimento di 70.000 schermi. L’Europa non sta meglio. Vedi la Francia, di solito ai primi posti per numero di biglietti venduti. Lo scorso anno ha dovuto fare i conti con la metà di spettatori. Il guaio è che il 2021 non promette bene. Bisogna avere il coraggio di dirci la verità. Il cinema come l’abbiamo conosciuto temo non tornerà più. E non solo per colpa del Covid. Hanno preso il sopravvento le piattaforme, che crescono in tutto il mondo a livelli esponenziali. Una volta che il pubblico si abitua a saltare avanti e indietro nella visione di un film, a stopparlo per rispondere al telefono o per andare in bagno, è difficile che torni a frequentare il buio delle sale come era solito un tempo. Un amico produttore è solito dire amen, la messa è finita. Speriamo si sbagli e che Venezia possa essere l’occasione per una riflessione collettiva, in vista di una reinvenzione dell’emisfero cinema.

Roberto Faenza