È in libreria “Dario Argento e la televisione” (Profondo rosso editore, 2021), il volume di Marco Chiani interamente dedicato alla carriera televisiva e pubblicitaria del regista di “Suspiria”. Arricchito da un’ampia sezione con interviste inedite allo stesso Argento, a Luigi Cozzi e Lamberto Bava, il saggio fa il punto sulla straordinaria notorietà che il regista conquista presso il pubblico di più generazioni, a partire proprio dal primo progetto televisivo. È il 1973, infatti, quando un Argento poco più che trentenne fa irruzione nelle case di decine di milioni di italiani, introducendo di persona “La porta sul buio”, una serie di quattro telefilm che non somigliano a nulla che la Rai abbia mandato in onda fino ad allora.

Il successo, immediato, contribuisce non poco a creare il “fenomeno Argento”. Parliamo, del resto, dell’unico grande cineasta degli anni Settanta ad essere sopravvissuto, con moltissimo stile e un’impressionante serie di film memorabili, a quell’estinzione dei generi che dalla metà degli anni Ottanta ha aperto la strada al cinema italiano contemporaneo. L’unico ad aver lavorato sulla propria immagine di “Maestro del brivido” mediante deliberati e calcolatissimi atti di sovversione – in modo particolare – televisiva che l’interessato continua a sminuire, affidando al caso la fortuna della sua immagine presso un pubblico che ha finito per considerarlo alla stregua di una rock star.

Nei decenni successivi, tra un successo cinematografico e l’altro, Argento torna più volte al piccolo schermo: si va dalla fruttuosa collaborazione con Enzo Tortora per “Giallo – La tua impronta del venerdì” (1987), che ospita le due serie ”perdute” “Gli incubi di Dario Argento” e “Turno di notte”, al pilot per una serie poi cancellata, “Ti piace Hitchcock?” (2005), dall’esperienza americana dell’antologico “Masters of Horror” – per cui dirige “Jenifer – Istinto assassino” (2005) e “Pelts – Istinto animale” (2006) – fino a “100 pallottole d’Argento” (2012-2013), una striscia di approfondimento critico che fa riscoprire al pubblico televisivo titoli classici e anche contemporanei del cinema dell’orrore, di fantascienza e di suspense.

In “Dario Argento e la televisione”, Marco Chiani analizza, come non è mai stato fatto finora, una zona per certi versi ancora oscura della produzione del grande regista con il fine di restituirgli ciò che gli spetta. In un momento in cui il piccolo schermo sembra avere la forza di tracciare le traiettorie future anche per il grande, il libro edito da Profondo rosso editore vuole mettere nero su bianco il ruolo di pioniere che Argento è riuscito a ritagliarsi nella storia della televisione non solo italiana, dedicando infine ampio spazio alla produzione pubblicitaria che conta cinque spot d’autore realizzati tra il 1987 e il 2002. Gli altri libri di Marco Chiani presenti nel catalogo Profondo rosso editore sono “L’ uomo che cadde sulla terra. Nicolas Roeg: il tempo, l’altrove e il cinema alchemico” e “Val Lewton, il giardino delle ombre“.