C’è tutto il tipico pathos delle tragedie greche in “Dark Crimes”, diretto da Alexandros Avranas, regista ellenico già noto per aver vinto il Leone d’argento a Venezia nel 2013 con “Miss Violence”. Ambientata in Polonia, la pellicola è un thriller investigativo e poliziesco, girato con estrema lentezza, basandosi su un articolo di David Grann, pubblicato su “The New Yorker”, in relazione ad un omicidio accaduto realmente nel club Bondage BDSM.

Jim Carrey, perfetta maschera della tragedia greca, interpreta il ruolo del poliziotto “sano” che indaga sul caso e, in particolare, sulle sevizie accadute nel club avvalendosi di materiale filmico che riproduce immagini di torture femminili, tipiche dei regimi totalitari con chiari rimandi alle pellicole “Garage Olimpo” di Marco Bechis e “Salò o le 120 giornate di Sodoma” dell’innominabile nel regime italico. Deus ex machina del dramma filmico verso lo svelamento della verità, la pubblicazione del romanzo dello scrittore Kozlow, primo indagato del fattaccio insieme alla sua compagna, Kasia, con un finale davvero sorprendente, come nei migliori film del genere.

Tuttavia, con inquadrature in primo e primissimo piano, che riecheggiano i colori dei quadri di Caravaggio, il regista realizza anche un’opera filosofica, oltre che filmica, dove preponderanti sono i riferimenti ai grandi temi dei pensatori classici: soprattutto, la ricerca della verità e della giustizia, come basi poggianti delle città non più ideali, ma reali. Dall’8 marzo su Prime Video, grazie a 102 Distribuzione.

Alessandra Alfonsi