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“Diavoli”: la maschera della finanza ha i lineamenti degli uomini

“Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti”. Recita così la celebre frase del romanzo “Uno, Nessuno e centomila” scritto da Luigi Pirandello. Le maschere celano il vero volto degli uomini, inteso non solo in senso fisico, ma come identità.

Diavoli, la serie disponibile su Sky Atlantic e Now Tv, ci ricorda proprio che nulla è come sembra. Il ruolo delle maschere tiene strategicamente i fili delle vite dei protagonisti a cui, presto o tardi, verrà presentato il conto finale, perché nessuno può scappare da sé stesso. La vita dei protagonisti non sfugge neanche allo spettatore, ogni elemento rilevante del passato viene riportato alla luce dagli innumerevoli flashback che costringono la narrazione a districarsi tra passato e presente, tra vecchie ferite e i loro lasciti nel presente. Le conseguenze del passato sono palesi anche nella contestualizzazione storica supportata da video, presenti nel mezzo e nel finale di ciascuna puntata, come testimonianza della situazione sociale ed economica mondiale tra il 2008 e il 2011. La narrazione tocca implicitamente quei temi resi vivi dai personaggi che ruotano intorno al colosso della NYL: la scalata sociale dal basso, la fedeltà, la vita in contesti disagiati, i rapporti interpersonali, le fake news, la lotta tra interessi individuali e collettivi, ma soprattutto la denuncia alle logiche distruttive del potere.

I temi sono declinati in una logica ossimorica che porta a considerare il fatto che, se non è sempre tutto oro ciò che luccica, è necessario fare attenzione al bagliore della vita dei potenti poiché, dietro di sé, nasconde ostacoli che generalmente non gli attribuiremmo. L’intreccio di tali dinamiche scorre davanti agli occhi di Massimo Ruggero che vedrà crollare in sequenza le maschere di coloro che lo hanno circondato nel passato e nel presente. La scoperta di una nuova insicurezza porta Massimo a capire che ormai la “guerra” si gioca tutti contro tutti: “Vediamo cattivi sconfiggere i buoni e impariamo che la paura può soffocare la speranza”.

Che fine fa, però, la maschera di Massimo? La metamorfosi del personaggio interpretato da Alessandro Borghi è una tra le più controverse: egli alterna rigidità e controllo a spiragli di sensibilità che lui stesso cerca di mascherare. L’emotività dei personaggi, ma soprattutto quella di Massimo, Dominck (Patrick Dempsey) e Nina (Kasia Smutniack), la moglie di Dominick, viene tradita dai loro sguardi. Il dolore, la rabbia, il rancore, la delusione, addirittura l’amore vengono percepiti dallo spettatore ancor prima che vengano pronunciate le parole. In questo modo la narrazione non cade nella prevedibilità, piuttosto tiene alta la soglia dell’attenzione fino agli ultimi istanti in cui quegli occhi blu ormai familiari palesano di nuovo la possibilità che la guerra tra gli squali o, per meglio dire tra i Diavoli, non sia ancora definitivamente terminata.

Cristina Quattrociocchi

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