L’angolo  di Michele Anselmi 

Sebbene in tanti lo detestino anche in Italia, accusandolo di essere un fondamentalista cristiano o qualcosa del genere, pure un inveterato antisemita nonché un ex ubriacone manesco, continuo a pensare che Mel Gibson sia un ottimo attore e un bravo regista. Certo, Hollywood ormai lo tratta come uno da cui stare alla larga, benché abbia diretto film notevoli come “Braveheart” e “Apocalypto”, sicché da qualche anno lo vediamo in titoli marginali, spesso pensati per le piattaforme digitali. Nel 2020 era in “Fatman”, con barbone d’ordinanza, camicia di flanella a scacchi, scarponi da neve e giaccone da “farmer” nel ruolo di un bizzarro Santa Claus; poi è apparso in film poco memorabili, come “Omicidio a Los Angeles”, “Father Stu”, “Agent Game”. Peccato.
Dal 31 ottobre su Sky c’è “On the Line”, un altro di questi film “alimentari” nei quali Gibson, classe 1956, senza nascondere i segni del tempo si diverte a portare qualcosa dell’antica grinta adrenalinica. La partenza è ottima, l’epilogo custodisce due sorprese l’una di seguito all’altra (siamo in zona bluff, a un passo dal barare), in mezzo c’è un psicodramma d’azione tutto in interni che fa parecchio acqua sul piano della verosimiglianza.
Il regista francese Romuald Boulanger, pure sceneggiatore e produttore, cosparge di cine-citazioni birichine il suo film, facendo addirittura dire al protagonista: “Ma che in cazzo di b-movie sono finito?”. Tuttavia, con l’arrivo del freddo e della pioggia, “On the Line” si può vedere senza prenderlo sul serio, non fosse altro perché Gibson fa quasi sempre la differenza.
L’innesco? Elvis Cooney è un vecchio e indocile conduttore radiofonico in calo di ascolti che guida una gloriosa Ford Mustang. Siamo a Los Angeles, la sua trasmissione comincia a mezzanotte, e lui sa come prendere chi chiama a quell’ora: cuori solitari, donne mollate dai mariti traditi, sciroccati che si credono Gesù, aspiranti suicidi eccetera. Finché non chiama un certo Gary, il quale comunica a Cooney di essere entrato nella sua villa per sequestrare moglie e figlia e fargliela pagare cara. Per cosa? Scopriremo strada facendo, mentre tutto sembra precipitare e anche Elvis, insieme ai suoi collaboratori, deve affrontare un nemico che forse non è dove dice di essere…
Tra “Talk Radio”, “Brivido nella notte” e “In linea con l’assassino”, ma scopiazzando in lungo e in largo, “On the Line” gioca con la protervia gagliarda e “macha” del protagonista sessantenne, uno che si crede capace di gestire ogni emergenza e invece non sarà così. Specie nella versione originale con i sottotitoli, si apprezza la vera voce di Gibson, perfetta nei duetti al microfono della radio, mentre il palazzo tutto vetri sembra dormire e si aspetta l’alba per andare a letto.
Dopo un po’ il thriller ripercorre sentieri già visti, con lo squinternato che anticipa ogni mossa essendo un reduce di guerra addestrato a combattere. Gibson fatica un po’ a correre e a salire le scale, ma sa ancora come raddrizzare un copione scritto così così; quanto al “cattivo”, è incarnato da Paul Spera e non è affatto male, anzi riapre i giochi in sottofinale con sguardo inquietante (per la cronaca: sua zia, la scomparsa Ruth Bader Ginsburg, fu prestigiosa giudice della Corte Suprema americana, s’intende ebrea).

Michele Anselmi