La Mostra di Michele Anselmi per Cinemonitor / 14

Ha fatto bene la Lucky Red ad acquistare per l’Italia “Look Back” del giapponese Hirokazu Koreeda, classe 1962, passato oggi in concorso. È un film delicato e terribile, che penetra sottopelle, richiede concentrazione, e tuttavia si lascia vedere per la delicata sensibilità poetica che l’attraversa. Koreeda è da sempre interessato ai tempi del ricordo e della morte, ama intrecciarli, a volte con storie più strutturate, a volte quasi pedinando i suoi personaggi.

“Look Back” in inglese significa «guarda indietro, al passato» ma è anche il titolo di un manga originale, scoperto per caso dal regista su un treno, tornando da Kyoto. Nasce così l’idea del film, lungo 100 minuti, realistico e visionario insieme, con inserti animati che non paiono gratuiti e anzi completano il discorso proiettando lo spettatore in una dimensione più quieta e colorata.

È la storia di due amiche per la pelle, all’inizio bambine: Fujino, determinata e baciata dal talento nell’escogitare storie, sogna di diventare una famosa “mangaka” e sta per essere notata da un editore; Kyomoto, schiva e solitaria, ha mitizzato l’altra, chiamandola «maestra», e grazie a Fujino esce di casa, ricomincia a vivere, accontentandosi di disegnare gli sfondi.

Insieme compongono una piccola ditta, la complicità è totale, tenera, solidale. Ma un giorno Kyomoto decide di iscriversi a una sorta di Accademia delle belle arti, per migliorare il suo disegno, distaccarsi dai manga. In quel contesto succederà qualcosa di atroce e per Fujino, nel frattempo diventata adolescente e poi giovane donna, non sarà facile coprirà quel vuoto o imparare a convivervi. E intanto un altro film è partito…

«Se sfreghi le mani dieci volti e le metti dietro le orecchie, sentirai il rumore del mare». Il piccolo rito infantile unisce per anni le due ragazzine, potrebbe sembrare un tormentone poetizzante, invece il film ne fa un motivo a suo modo struggente, il tutto inserito nello srotolarsi delle stagioni in quella natura silenziosa, quasi incontaminata, dove la neve rende difficile affondare le gambe (il tutto si svolge nella regione del Tōhoku).
In effetti ha ragione il regista quando scrive che nel percorso di crescita delle due autrici di manga anche il suono del loro disegnare, che cambia nel corso del tempo, diventa una parte essenziale del film: una forma di espressione non verbale che si affianca alla musica. Quattro le attrici coinvolte, per restituire il passare del tempo: tutte brave e azzeccate, ma vi risparmio i nomi che nessuno di noi ricorderà.

Michele Anselmi