La Mostra di Michele Anselmi per Cinemonitor / 23

Dice: che cos’ha di meglio il cinema francese rispetto al nostro? Non ho dubbi: è più attento ai temi sociali, è scritto con maggiore sapienza, è più audace sul piano dello stile, in generale è meglio recitato da attori e attrici poco preoccupati del lato estetico. Vale per tutti e tre i titoli transalpini in concorso alla Mostra, l’ultimo dei quali, “Un peu avant minuit”, passa proprio oggi. So già che non piacerà granché ai miei colleghi, l’ho annusato da alcuni commenti sbadati; io penso invece che il 52enne Nicolas Pariser, appare brevemente come attore nella parte di un ex cinefilo accanito che recupera le radici ebraiche, abbia congegnato una riflessione più profonda e densa di quanto potrebbe apparire.

Scrive il regista: «Mi chiedevo se fosse ancora possibile concepire una storia d’amore “innocente”, se un racconto del genere fosse ancora credibile nell’epoca del #MeToo. Poi è nata l’idea: non di una storia d’amore ambientata nel presente, bensì il ritratto di un uomo che, nel 2026, tenta di rileggere la propria vita sentimentale passata, ciò che, in ultima analisi, lo ha formato intimamente, poiché ogni rivoluzione politica porta inevitabilmente con sé un mutamento morale».

A 49 anni Léo Saragossi, il protagonista, sembra un uomo con poche qualità. Sta per separarsi dalla compagna con la quale vive a Nancy, ha appena saputo che a Ferrara è morto il padre italiano mai conosciuto, una breve permanenza a Parigi, da dove prendere l’aereo per Bologna, si trasforma in un’occasione per fare i conti con la propria gioventù di intellettuale dongiovannesco, s’intende di sinistra, incline a legami veloci, a pratiche vagamente “maschiliste”. Il tutto in una Parigi scossa da tumulti, con l’esercito schierato in ogni angolo, mentre il presidente della Repubblica ha deciso di ricorrere all’articolo 16 che gli attribuisce poteri eccezionali, in pratica un piccolo colpo di Stato.

C’è qualcosa di dialettico e peripatetico, un po’ alla Eric Rohmer, in questo film che Tullio Kezich avrebbe definito «della chiacchiera»: ma che chiacchiera! I dialoghi più intensi sono ripresi di fronte, con i personaggi, due alla volta, che camminano procedendo verso la cinepresa, senza interruzioni di montaggio. Léo con la figlia diciannovenne, fiera attivista antifascista; Léo con la tosta avvocata conosciuta a una festa, moglie infelice di un suo ex amico petulante; Léo con una sua antica fiamma, un tempo stagista in redazione e oggi esponente di punta del Partito socialista; Léo con la bella costumista che un po’ lo maltratta invitandolo a non autocommiserarsi come tutti gli uomini; Léo infine a Ferrara, per questioni di eredità, e lì conoscerà la sorellastra mai vista prima…

«Crediamo che tutto accada troppo tardi, ma non è vero» recita la frase chiave di questo film randagio e osservatore, solo a tratti tirato per le lunghe (dura 111 minuti) e appesantito da musica inutile, pervaso da un sentimento insinuante: mentre Parigi brucia, l’intellettuale perplesso si lascia “giudicare” da quelle donne, senza reagire, e insieme riflette sulla condizione ancellare femminile nel tempo che fu.

«Eravamo carne fresca per voi uomini» fa una, ricordando che Léo e i suoi amici giornalisti erano stati ribattezzati “l’Orda” per gli appetiti sessuali e un certo piglio leaderistico; sicché l’uomo, ormai indeciso a tutto, non può che ascoltare, se possibile provare a cambiare, facendo pace con il passato.

Melvil Poupaud, stretto nel suo impermeabile spiegazzato, è un Léo patetico e ammirevole allo stesso tempo, una “spugna” che prova ad assorbire quanto riceve da quelle donne lucide, orgogliose, anche sarcastiche, figlie di una battaglia almeno in parte vinta; ma tutto il versante femminile mi pare ben congegnato: da Anaïs Demoustier a Golshifteh Farahani, da Léonie Simaga a Clara Pacini e Chiara Mastroianni (ormai dal viso sempre più uguale a quello del padre).

Mi auguro che qualcuno l’acquisti per l’Italia, benché sappia benissimo che film del genere non godono più di un pubblico vero dalle nostre parti.

Michele Anselmi