Non accade spesso di trovare case editrici che riescono a mettere nero su bianco la propria storia così come fa Edizioni NPE sul suo sito. Per chi non lo avesse navigato, puoi raccontarci come nasce il tuo progetto?
Nicola Pesce: Un ragazzino che si credeva soltanto molto timido e invece era anche Asperger aveva sviluppato una passione infinita per lo scrivere romanzi, racconti e poesie. A 18 anni aveva già scritto dieci romanzi, cento racconti e una infinità di cose in versi. Però tutte le case editrici che contattava reagivano negli stessi tre modi: (1) non rispondendo affatto; (2) dicendo che l’opera non rientrava nel loro “Programma”; (3) chiedendo soldi.
Non erano i tempi di internet e quindi per me era anche un costo fotocopiare e spedire le mie opere alle case editrici, ed era tutto molto logorante ed umiliante. Così mi venne in mente di pubblicare io stesso le mie cose e fondai una rivista. La scrivevo, la impaginavo, la stampavo io la notte sottraendo il tempo al sonno, mentre di giorno frequentavo prima il liceo e poi l’università. Ovviamente facevo anche da segreteria e redazione (anche da uomo dei pacchi e uomo delle pulizie) e collaborarono con me via via più persone.

Puoi parlarci della rivista “Undreground Press”, il cui primo numero risale ormai a 18 anni fa? Perché questo nome che sta, di fatto, per “stampa clandestina”? Quali sono gli argomenti della rivista?
N.P.: Ciò che stampavo la notte era questa rivista. All’epoca ero un patito di Bukowski. Sentivo il peso di una università estremamente cattolica e la mia fuga era il buon vecchio Chinaski e tanto altro underground. Così mi parve piuttosto naturale creare una rivista di totale ribellione a quell’ambiente. La rivista trattava il “realismo sporco” in stile Bukowski, sebbene raramente si sia andati molto oltre. E paradossalmente già lì iniziò ad affacciarsi la mia grande passione per la bella letteratura classica dimenticata, per gli scapigliati, per Guido Gozzano e così via. In pratica tra quelle pagine si potevano trovare la cacca e i diamanti senza una preferenza precisa.
Io vi scrivevo sotto diversi pseudonimi… ma che fallimento economico fu quella rivista! Come ho fatto a sopravvivere, a continuare a pubblicarla? Io non lo so. Io non so quale vocina mi gridava dentro di spendere il mio sonno per fare l’editore a sedici anni.

Ritieni giusto definire Edizioni NPE una casa editrice devota all’arte del fumetto? Se sì, come si inseriscono le altre collane – penso ai volumi monografici sui registi oppure ai volumi dedicati a De Filippo – nel disegno generale?
N.P.: Io non sono un grande fan delle definizioni. E tanto meno delle devozioni. Posso dire che il marchio Edizioni NPE sta scavando il suo solco nel fumetto classico d’autore. Mi sarebbe piaciuto diventare, e ora mi piace che siamo diventati un punto di riferimento al riguardo.
Però io ho tante passioni, forse troppe, e non sono capace di rinchiudermi in una sola cosa. Amo il cinema, senza studiarlo, amo le arti marziali, praticandole, giocavo a ping pong fino a dieci ore al giorno per anni, pescavo, scrivevo, leggevo libri di santi e di peccatori, ero un ubriacone, non bevevo per sei mesi, fumavo, smettevo di fumare. E vorrei che la mia attività imprenditoriale fosse l’emanazione naturale di quello che mi piace.
Perciò ben venga il cinema, ben vengano i saggi così approfonditi sul fumetto, ben vengano anche cose “fuori tema”. Spesso da un volume “pazzo” nasce una intera casa editrice, un intero marchio. Sto pensando al mio ultimo libro “La volpe che ama i libri”, che ha venduto oltre 10.000 copie nel 2021 e mi ha costretto a fondare un nuovo marchio editoriale, che comincerà a pubblicare in questo 2022: i librai, vendendo troppi libri Edizioni NPE che risultavano essere un romanzo (quello sulla volpe, appunto) avrebbero potuto andare in confusione e credere che non fosse una casa editrice di fumetti.
Certo non mi pento di aver scritto e pubblicato un volume che ha venduto e vende così tanto. Perciò alla domanda “come si inseriscono” non posso che rispondere: non occorre che si inseriscano, se mi va li pubblico, qualsiasi cosa siano, e per fortuna il mercato fino ad oggi non mi ha bastonato.

Sergio Tisselli, Ivo Milazzo, Sergio Toppi, Dino Battaglia, Gianni De Luca, Attilio Micheluzzi sono alcuni dei nomi che Edizioni NPE pubblica. Come sono stati scelti e preferiti rispetto ad altri autori dell’universo fumetto?
N.P.: Noi siamo partiti, quando demmo una svolta alla casa editrice, con Sergio Toppi e Dino Battaglia. Ero ancora un minuscolo editore che si doveva contare gli spiccioli nelle tasche per pagare le tipografie, che spesso doveva telefonare in lacrime ai fornitori pregandoli di non incassare i miei assegni, di darmi del tempo, e così via.
E all’epoca decisi che avrei speso una somma a quattro cifre per prendere tutti i diritti di Toppi e di Battaglia che potevo. Avevo fatto il passo mooolto più lungo della gamba. Allora decisi di lanciargli dietro anche l’altra gamba: presi un sacco di titoli di Attilio Micheluzzi.
Ancora oggi mi sto leccando le ferite di queste follie improvvisate di un ragazzino. Ma sono fiero di averli pubblicati anche se non potevo permettermelo, e con il tempo siamo cresciuti abbastanza da farcela. Il primo libro di Battaglia lo pubblicai nell’agosto 2016. Sono felice di dirvi, ridendo, che ho finito di pagare i debiti per Toppi e Battaglia pochi mesi fa.
Però avevo notato che il nuovo corso della casa editrice era stato apprezzato, e così appena ebbi la possibilità di aggiungere Gianni De Luca e Sergio Tisselli lo feci. E fu un grande onore quando Ivo Milazzo mi disse che avrebbe voluto che io pubblicassi tutti i suoi volumi per farne finalmente una bella edizione duratura.
Ora stiamo lavorando a tanto altro, per esempio adesso inizierà la collana dedicata a un altro grande artista del fumetto, un po’ precedente a Battaglia, ma vi sveleremo tutto tra poche settimane.

Come si inserisce Edizioni NPE nel panorama editoriale contemporaneo?
N.P.: Edizioni NPE è una società di un ragazzino pazzo che nessuno voleva pubblicare. Va avanti con retrogusto di pazzia piuttosto forte. Tentiamo nuove strade con grande serenità e frequenza. Una cosa che di certo non ci muove è il populismo, la ricerca di conferme o di vendite. Io voglio pubblicare quello che gradisco e non quello che vende. E il pubblico ringrazia. Se un novello Morpheus mi offrisse la pillola rossa e quella blu, dove con quella blu vendo assai copie e con quella rossa faccio quello che mi pare vendendo meno copie, io prenderò sempre la pillola rossa. Non stiamo cercando disperatamente il petrolio (vedere dove sono le vendite, cosa si vende), stiamo semplicemente avanzando per la nostra via.
La strada che stiamo tracciando è chiara: i grandi autori del fumetto classico italiano (perché non internazionale?) in edizioni di pregio che costano davvero poco, insieme ad approfonditi saggi sul fumetto. Pubblicheremo ovviamente anche esordienti, ma saranno quelli che a mio parere sarebbero diventati buoni amici di un Toppi o di un Micheluzzi.
Il nostro cliente, quando ci compra, sa che avrà un volume fatto bene a un prezzo più basso del normale, sa che l’opera sarà contestualizzata da una prefazione e che quando pubblichiamo un autore tendiamo a diventare l’editore di riferimento per quell’autore.
Siamo nella “rosa”, se così si può chiamare, dei primi 20 editori di fumetto più venduti in libreria di varia, superando nomi che nessuno si sarebbe aspettato e tutto questo con calma, umiltà, senza mai gridare che i nostri volumi sono i più belli di tutti o cose così.