HIGHLIGHTS Recensioni

“Élite”, terza stagione: niente è come sembra

La terza stagione di Élite, composta da 8 episodi, è sbarcata su Netflix, drammatica, piena di colpi di scena, di intrighi amorosi e nuovi rapporti di amicizia tra i personaggi. Avevamo lasciato i ragazzi di Las Encinas preoccupati per la finta scomparsa di Samuel e la successiva confessione di Carla che accusa Polo dell’assassinio di Marina. La trama di questa terza stagione è più ricca e sostanziosa rispetto alle prime due e continua sulla scia del sociale: si affronterà nuovamente il tema della malattia, questa volta la leucemia, trattata in modo diretto, lineare e semplice, mostrando la fragilità, i dubbi e i momenti di sconforto, ma anche la forza del vivere giorno per giorno.

È presente una crescita importante in quasi tutti i personaggi, in particolare Lucrezia, Valerio, Carla e Nadia, che diventeranno più consapevoli di sé stessi, accettando i cambiamenti che la vita ha in serbo per loro. Una scena in particolare, tra Lucrezia e Nadia, merita di essere analizzata: le due giovani, dopo aver avuto diverse divergenze nei due anni precedenti, si ritroveranno, l’una contro l’altra, per l’assegnazione della borsa di studio per la Columbia University di New York. Questa “gara” invece di dividerle ancora di più, stranamente, le unirà, facendole diventare non solo amiche, ma anche future coinquiline.

Alcuni personaggi faranno uso di droghe per trovare la forza di andare avanti, accettando scelte e situazioni prese per loro da terzi o per fingere che la propria vita sia giusta. Alcuni, fortunatamente, alla fine riusciranno ad accettarsi per come sono, andando persino contro i propri genitori, mettendo sé stessi al centro della propria vita. Tra feste, esami, ménage à trois e bugie (più o meno importanti) si scandisce il ritmo di ogni episodio della serie. Puntata dopo puntata lo spettatore dubita, fa delle ipotesi ma il finale lo lascia spiazzato. La verità, alla fine, è che tutti mentono per proteggere l’assassino, avere un lieto fine migliore e andare finalmente avanti.

Flavia Arcangeli

Condividi quest'articolo