A dispetto del titolo, “Encounter” (2021) racconta di una separazione e della successiva e disperata fuga di un padre che decide di salvare i propri figli da un terribile virus extraterrestre, trasmesso attraverso la puntura degli insetti.
L’opera si apre con questa certezza: la terra è infestata dall’organismo parassita in grado di manipolare la mente umana e far compiere chissà quali stragi. Una raffigurazione computerizzata del virus che infetta il suo ospite, fin dalle prime scene, non ci lascia alcun dubbio; ma le cose, in realtà, potrebbero essere diverse da quelle che sembrano.
Malik Khan è un ex veterano di guerra che puntualmente si cosparge dalla testa ai piedi di insetticida, terrorizzato dalla puntura dagli insetti. Una notte, disperato e spaventato dal fatto che la stessa triste sorte della popolazione possa coinvolgere anche i suoi due figli di otto e sei anni, decide di compiere un gesto estremo, quanto necessario. Raggiunta la casa in cui i bambini vivono con la ex moglie e il suo nuovo compagno, prende con sé Jay e Bobby e con loro si avvia verso una non meglio specificata “base militare” americana, l’ultimo angolo sulla Terra ad essere sicuro.
Non ancora raggiunto il luogo, però, qualcosa nella trama comincia a scricchiolare. Con il trascorrere del tempo, e dei chilometri che i personaggi percorrono, infatti, tutte le nostre certezze verranno messe in discussione. Soprattutto ci viene insinuato il dubbio, tramite diversi espedienti, che in realtà quella fuga disperata non sia altro che frutto di un brutto scherzo giocato dalla mente traumatizzata del protagonista. E così, con un cambio di registro ben delineato, un film di chiara matrice fantascientifica si trasforma in un thriller psicologico on the road.
Il centro del racconto non sarà più il virus extraterrestre, quindi, ma il rapporto di Malik con i suoi figli e con sé stesso, e una parte importante della sceneggiatura viene dedicata proprio ad approfondire questi aspetti. Nella fuga cambieranno i ruoli di chi insegue, e di chi viene inseguito ed “Encounter” finirà così per confondere lo spettatore, che fino alla fine non potrà essere pienamente convinto di quanto stia effettivamente guardando.
Possiamo davvero fidarci di un uomo che può essere in realtà affetto da disturbo post traumatico da stress o dobbiamo credere nella razionalità? Tutto è giocato su questo dubbio, lo stesso che si insinuerà nella mente del protagonista.
In questa frammentazione di punti di vista, tuttavia, spiccano alcuni elementi. Si tratta di indizi scelti accuratamente dal regista, Michael Pearce, che forse potranno suggerirci il giusto modo di interpretare le cose, oppure saranno utilizzati solo per riempire la trama con citazioni provenienti dal mondo della fantascienza.
“Encounter”, presente su Amazon Prime Video dal 10 dicembre, non deluderà in quanto a coinvolgimento, seppure la trama potrà apparire forzata e non molto coerente in diversi passaggi chiave della storia.

Chiara Fedeli