L’angolo di Michele Anselmi 

“Falla girare”, nel senso della cannetta d’erba, ma non dite al vicepremier Matteo Salvini che dal 25 novembre, su Prime Video, c’è una commedia impastata di marijuana che potrebbe andargli di traverso. Qualcuno ricorderà. Era il maggio 2019 e l’allora ministro dell’Interno scandì a “Otto e mezzo”, in mezzo a tante altre cose da “nuovo sceriffo in città”, quanto segue: “Mi hanno suggerito, e lo farò, di controllare tutti i negozi di canne e cannabis che hanno aperto in Italia, sono più di mille. Per quanto mi riguarda vanno sigillati dal primo all’ultimo. La droga è morte”. Inutile, negli anni, parlargli di cannabis “depotenziata” o a scopo terapeutico: “Io preferisco un bicchiere di vino rosso e i gol di Ibra” ha detto pochi mesi fa, quando la Lega sosteneva il governo Draghi. Figuriamoci che cosa direbbe ora, in questo clima di restaurazione “law and order”.
Scritto, diretto e interpretato dal 47enne Giampaolo Morelli, “Falla girare”, sottotitolo “The Last Joint” forse per non fare confusioni con la canzone di Jovanotti, è un film un po’ sulla scia del trittico “Smetto quando voglio”.
Si immagina, in una chiave leggermente distopica, che un misterioso virus abbia distrutto da cinque anni ogni pianta di marijuana esistente sulla Terra, lasciando l’intero mercato alla mercé delle droghe sintetiche, pesanti. In questo contesto un vanitoso “influencer” napoletano in caduta libera, un certo Natan, con “la bocca a culo di gallo” nelle foto (parole sue), scopre per caso una piantina della preziosa cannabis nascosta dentro una statua di gesso tenuta in giardino. Ma è una piantina “maschio”, per ricreare l’amata erba, e magari guadagnarci sopra riavviando l’offerta, bisogna associarla a una piantina “femmina”: solo che l’ultima disponibile è conservata sotto chiave nell’Orto botanico del Vaticano.
Urge colpo in stile soliti ignoti, sei per l’occasione: Natan, il fratellastro “picchiatello”, il vecchio padre lestofante, una bella poliziotta infiltratasi nel gruppo, un giornalista idealista e uno spacciatore maldestro.
Spira un’aria vagamente alla Manetti Bros, pure alla Lillo & Greg, in questa commedia d’azione, più buffa che maliziosa, prodotta dalla Iif di Fulvio Lucisano, inizialmente, credo, con l’intenzione di uscire anche nelle sale. Ma i cinema sono invasi da film che non incassano, specie questo tipo di film italiani, ecco allora lo sfruttamento subito in streaming (meglio).
Morelli gioca con il genere alla “Lock & Stock” ma senza la sarcastica ferocia di quel cinema britannico; tutto in “Falla girare” è all’acqua di rose, s’intende pure le scene d’azione, le scazzottate, gli inseguimenti, il sangue, le sparatorie. Il meglio sta nei duetti comici e nei siparietti, come spesso accade in questo cinema di ambientazione partenopea, anche perché Morelli, che fu ispettore Coliandro in tv, ha saputo negli anni costruire attorno alla sua figura dei personaggi in bilico tra sfrontatezza e tenerezza, con un contorno a tratti romantico che contraddice la grinta da “macho”. Naturalmente si sorride sull’influenza dei social media, su papa Francesco, sulla mafia cinese e sulla camorra, con un piglio “libertario” che riporta all’effetto dolcemente rilassante di canne e cannette (occhio alla scena dopo i titoli di coda).
Di Giampaolo Morelli, magro, atletico e sbruffone, s’è detto; il resto della gang è composto da Laura Adriani, Giovanni Esposito, Ciro Priello e Fabio Balsamo dei “The Jackal” e Michele Placido con codino. Incuriosisce il ringraziamento al Dipartimento di Agraria dell’Università Federico II di Napoli, immagino per la consulenza ricevuta sui temi della cannabis.

Michele Anselmi