HIGHLIGHTS Libri

“Fantastique” e dintorni, (quasi) tutta la narrativa di Luigi Cozzi in due imperdibili volumi

Due volumi che raccolgono 3 romanzi brevi e 32 racconti per altrettanti percorsi in quel mondo del ‘fantastique puro’ che Luigi Cozzi conosce come pochi altri. Presentiamo ‘Il cuore misterioso’ e ‘Una manciata di eternità’, questi i nomi dei due volumi editi da Profondo rosso editore, con una conversazione con l’autore, Luigi Cozzi, che Cinemonitor ringrazia per la disponibilità.

‘Il cuore misterioso’ e ‘Una manciata di eternità’ raccolgono i racconti e i romanzi brevi scritti dal 1963 alla fine degli anni Novanta. Passando in rassegna i titoli di questi due volumi, quale pensi sia la loro attualità, specialmente in un panorama letterario in cui l’unico orizzonte praticabile sembra essere quello strettamente fantasy?
Luigi Cozzi: Tutti quei racconti sono usciti nei decenni su giornali e riviste e, anche se stampati più volte, non erano mai stati messi insieme e, soprattutto, erano diventati ormai di difficile reperimento. Li ho voluti quindi recuperare e rendere disponibili, perché comunque mi sembrava che, al di fuori delle mode, fossero abbastanza insoliti e caratteristici e, soprattutto, che potessero dire ancora qualcosa di non troppo ovvio e scontato al lettore. Non tutti magari, ma in buona parte sì.

La struttura dei due volumi non segue l’ordine cronologico di pubblicazione, ma sembra voler mischiare le carte o, ancora meglio, i generi. Come hai lavorato alla loro sistemazione?
L.C.: La gente mi ha ‘incasellato’, sia in cinema che in letteratura, tipo regista dell’orrore, alla Dario Argento, alla ‘Guerre Stellari’ o che altro…mentre io ritengo di essere qualcosa di più particolare e, soprattutto, mi piace affrontare sempre generi diversi, mettendomi alla prova, però rifacendoli alla mia maniera, interpretandoli a modo mio. Mi considero un autore, forse piccolo, ma comunque personale, e quasi sempre in grado di inserire qualcosa di riconoscibilmente proprio in tutti i filoni nei quali mi sono cimentato.

La vena malinconica segna molti dei titoli più riusciti della tua opera narrativa. È un aspetto che, a parte Dedicato a una stella, non si trova nel tuo cinema…
L.C.: Anche in film come ‘Starcrash’ o ‘Hercules’ emerge a tratti la mia vena romantica e malinconica, basta pensare all’imperatore delle stelle che cerca il figlio o il suo breve discorso sulla pace alla fine del film oppure all’impossibile storia d’amore tra Hercules e la maga Circe, giusto per fare degli esempi…sono temi esili ma sempre presenti e riconoscibili nelle mie opere, se si guarda più a fondo. In alcuni racconti invece romanticismo e malinconia predominano, perché li scrivevo in piena libertà, senza dover obbedire a regole commerciali cinematografiche o letterarie. Ovvero, quelli sono stati racconti scritti senza dover pensare prima e obbligatoriamente a un ‘mercato’ dove poterli poi vendere…

Tornando al miscuglio di generi che sperimenti, è interessante notare come riesci a forzare i limiti del fantastico, alternando passi emozionali ad altri più secchi, realistici… In questo senso alcuni tue pagine mi sembrano più dalle parti della fantascienza sociologica di un Ballard o di un Burgess più che di un Asimov o di un Dick…
L.C.: Sì, mi piace molto la fantascienza di Asimov o di Dick, ma non mi sento portato a scrivere in quel modo. Credo che il mio vero campo sia il ‘fantastique’…non la ‘fantasy’ come è intesa oggi… ma il ‘fantastique’ puro, quello classico, tipo un film che amo moltissimo, ‘Il ritratto di Jennie’ (nella foto, ndr.). E mi attirano molto anche la satira o il paradosso alla Pohl o Sheckley…sono aspetti diversi che convivono in me.

Alcuni titoli sono eminentemente letterari, d’atmosfera (penso a ‘L’ombra e Sabrina’ a titolo di esempio), altri sono più narrativi (‘Il papiro di Torino’ o ‘Incubo di Natale’), assomigliano quasi a trattamenti cinematografici… È possibile che si alternino novelle scritte per la pagina e altri pensati per lo schermo?
L.C.: I miei racconti come ‘Il vicino di casa’ (nel visore alla fine dell’intervista potete vedere il film TV diretto da Cozzi per la serie ‘La porta sul buio’), ‘Il papiro di Torino’ o ‘Incubo di Natale’ sono racconti visivi, perché li vedevo mentre li scrivevo, usando le mie esperienze nella scrittura cinematografica, ed erano anche storie che mi erano state richieste, quindi commissionate e destinate a determinati usi, mentre altre novelle, tipo ‘L’ombra e Sabrina’, sono basate invece sulle parole, sugli stati d’animo, su emozioni, sensazioni e impressioni, e quindi hanno una ben scarsa valenza visiva, perché sono il risultato di un tipo di scrittura totalmente diverso e più intimo, più personale. Sono storie che posso dire di aver scritto non per gli altri, ma solo per me stesso, in totale libertà, senza pensare a dove cercare di pubblicarle poi. Nei due volumi ci sono poi anche alcune storie tipo ‘Una notte a Torcibudella’ oppure ‘L’albergo della paura’ o ‘Piccoli ladri’ che in realtà ho trasformato in novelle solo dopo che i relativi progetti per il cinema e la Tv erano svaniti.

Nella ricerca dei titoli degli anni Sessanta, ci sono alcuni che non sei riuscito a recuperare… Quanto i due volumi che pubblichi coprono realmente la tua produzione narrativa, Star Riders escluso?
L.C.: Sono rimasti esclusi dalle mie due antologie solo diversi racconti brevi che scrivevo e pubblicavo su commissione per fare qualche soldo e che non meritavano di essere ristampati. Al di fuori di quelli, non ci sono ancora in attesa di ristampa che tre o quattro mie storie interessanti, che prima o poi ripresenterò da qualche parte. Nei due libri non le ho potute includere perché non mi ritrovavo più le riviste dove erano apparse, ma adesso le ho ripescate.

Possiamo parlare di quest’ultimo romanzo? Se non sbaglio, si tratta di una storia che avevi scritto per il cinema, per un regista che sta particolarmente a cuore agli amanti del fantastico…
L.C.: ‘Star Riders’ è una sceneggiatura che sono stato più volte sul punto di realizzare per il cinema, senza mai riuscirci. Anche Mario Bava voleva girarla a un certo punto. Ma costava sempre troppo e così alla fine è rimasta nel cassetto e quindi, siccome mi piaceva, l’ho trasformata in un romanzo. E’ una fantascienza spaziale sfrenata alla ‘Star Crash’ scritta un mese prima di quello. In via di ripubblicazione poi ci sono due miei romanzi giallo-thrilling, ricavati da altrettante mie sceneggiature commissionate dai produttori ma poi non portate più sullo schermo. Escono quest’anno, tra alcuni mesi.

 

Condividi quest'articolo