L’angolo di Michele Anselmi

Pure una Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile finisce dentro un micidiale tritatutto meccanico in “Finale a sorpresa – Official Competition”, il nuovo film dei registi argentini Mariano Cohn e Gastón Duprat, nelle sale da giovedì 21 aprile con Lucky Red. Chissà se è la stessa coppa che proprio a Venezia vinse l’attore Oscar Martínez nel 2016 per la precedente commedia dei due, “Il cittadino illustre”. Se lì si sfotteva un certo mondo letterario, qui è l’ambiente del cinema ad essere preso di mira, a partire dal titolo spagnolo, “Competencia oficial”, che custodisce un doppio significato: la partecipazione in concorso a un festival e lo scontro plateale tra due attori.
Martínez è di nuovo della partita, stavolta dividendo la scena con Antonio Banderas e Penélope Cruz. Un cast “all star” si direbbe, benché il film sfoderi una dimensione quasi teatrale, da apologo pungente e stilizzato, a partire dalle riprese quasi tutte in interni: una sontuosa costruzione moderna che ospita la Fondazione di un magnate dell’industria farmaceutica.
Il riccone spagnolo, compiendo 80 anni, vuole essere ricordato per qualcosa di buono: scartata l’idea di un ponte, produrrà un gran film d’autore con i migliori talenti in circolazione. Così la regista “à la page” Lola Cuevas ingaggia, per portare sullo schermo il romanzo “Rivalidad”, due attori famosi che più diversi non potrebbero essere, cioè Félix Rivero e Iván Torres. L’uno è vanitoso, di fama internazionale, sciupafemmine e facoltoso; l’altro è intellettuale, legato alla propria lingua, intellettuale e sobrio.
Potranno mai intendersi? Rivali nella storia da interpretare e nei nove giorni di prove che la regista impone loro, i due ingaggiano un infinito duello sotto lo sguardo complice di Lola, a sua volta donna non facile: arrogante, manipolatrice, lesbica, sola, ossessionata dalla ricerca di una perfezione tutta esteriore.
Scandito dal “Notturno n. 2” di Chopin, il film, certo da vedere se piace specialmente il cinema sul cinema, è un arguto corpo a corpo sul mestiere dell’attore, tra ignoranza e superbia, cinismo e vanagloria, in un crescendo di tensioni che ricorda un po’ “Gli insospettabili” con Michael Caine e Laurence Olivier, anche se qui è il personaggio di Lola a pilotare i giochi, almeno fino a un certo punto. La morale è affidata, per scherzo ma non troppo, a questa frase: “Ci sono film che finiscono coi titoli di coda e film che non finiscono mai”. Vedendolo capirete perché.
L’atletico Banderas e il barbuto Martínez si divertono a sfidarsi sul filo di qualche luogo comune sul cinema, mettendo qualcosa di molto personale nel seguire la partitura, ora buffa ora asprigna, sempre brillante, scritta dai due registi; ma è Cruz, qui con un parruccone rosso e abiti di eccentrico lusso, a dimostrarsi, come anche in “Madres Paralelas”, per il quale ha vinto una Coppa Volpi proprio a Venezia 2021, interprete di notevole levatura e insinuante finezza. Il doppiaggio italiano è ben fatto, ma se trovate la versione originale con i sottotitoli è un altro paio di maniche.

Michele Anselmi