Il prossimo 27 giugno uscirà nelle sale italiane “Fremont”, quarto lungometraggio del regista Babak Jalali, nato nel nord dell’Iran, ma cresciuto a Londra. “Fremont” racconta la storia di Donya, una ragazza afgana, traduttrice in patria, espatriata nella città californiana Fremont, da cui il film prende il nome.
Donya lavorava in Afghanistan come traduttrice per l’esercito americano, ruolo che da un lato le ha permesso di fuggire dal suo Paese e dal regime dei talebani, ma dall’altro fa di lei una complice del nemico e dunque una traditrice per i suoi connazionali. Donya in America ha trovato lavoro a San Francisco, in una fabbrica artigianale di biscotti della fortuna. I suoi problemi di insonnia la portano a iniziare delle sedute di terapia con un neuropsichiatra e allo stesso tempo a interrogarsi sul suo passato e un futuro che, di fatto, non riesce nemmeno ad immaginare. Il gesto di riporre tutte le sue speranze in un messaggio sigillato di nascosto all’interno di un biscotto della fortuna cambierà il corso degli eventi.

“Fremont” offre uno sguardo drammatico, ma allo stesso tempo ironico sul tema della solitudine. La storia è incentrata sulla condizione d’essere immigrati, sul peso del passato, sulle speranze, i sogni e le ambizioni di chi tenta di rifarsi una vita in un Paese nuovo. Una condizione che genera sentimenti contrastanti e soprattutto un grande senso di solitudine; questo sentirsi spaesati, fuori luogo, questo cercare con fatica il proprio posto nel mondo è in realtà una condizione umana comune. In “Fremont”, dunque, il regista Babak Jalali vuole superare le differenze tra esseri umani scavando in profondità, cercando di far emergere ciò che ci accomuna invece di ciò che ci divide.

Siamo umani, desideriamo un lavoro soddisfacente, innamorarci, essere compresi, essere accolti, tutto qui. Questo senso di solitudine e isolamento viene restituito allo spettatore anche attraverso la scelta delle inquadrature. Si vedono infatti inquadrature singole, primi piani o mezzi busti, non ci sono scene corali, ogni personaggio è racchiuso nella sua cornice, nella sua storia personale. Spesso i tentativi dei singoli personaggi di mettersi in relazione con l’altro sono buffi e maldestri, un umorismo che tratteggia tutto il film, sottolineando che nonostante tutto l’ironia è parte della vita.

“Fremont” è stato presentato in anteprima mondiale il 20 gennaio 2023 al Sundance Film Festival, tra i riconoscimenti ricevuti: l’Independent Spirit Awards del 2023, una candidatura per il Premio John Cassavetes e un’altra candidatura per la miglior performance rivelazione ad Anaita Wali Zada, l’attrice afgana che interpreta Donya. Il film è stato presentato anche agli British Independent Film Awards e al Festival di Deauville dove ha ricevuto il premio per la migliore regia per Babak Jalali. Nel 2023 “Fremont” è stato presentato in anteprima anche alla Festa del Cinema di Roma e dal 27 giugno sarà nelle sale, un’opportunità per chi volesse conoscere un po’ più se stesso attraverso uno sguardo diverso dal proprio.

Chiara Pascali