L’angolo di Michele Anselmi

Avrebbe avuto di sicuro più senso farlo uscire giovedì 6 giugno, nell’ottantesimo anniversario del D-Day, questo “Fuga in Normandia” che segna l’addio al cinema di Michael Caine, salvo ripensamenti sempre possibili. Invece arriva nelle sale due settimane dopo, giovedì 20, distribuito da Lucky Red, e chissà come reagirà il pubblico, tenendo conto che la stessa vicnda (o quasi) è stata raccontata da un altro film del 2023, rintracciabile su Sky, che si chiama “The Last Rifleman – Ritorno in Normandia”, protagonista Pierce Brosnan.
“Fuga in Normandia”, in originale “The Great Escaper”, s’ispira più fedelmente alla storia di Bernard Jordan, detto Bernie, il quale a 89 anni, nel giugno 2014, scappò dal pensionato “The Pines”, dove viveva insieme alla coetanea moglie Rene, per raggiungere Ouistreham, sulla costa francese, in modo da partecipare al ricordo dello sbarco. Nel 1944, appena ventenne, in qualità di marinaio della Royal Navy, vide morire il carrista Douglas Bennett; e adesso, settant’anni dopo, sente di avere un’ultima “missione” da compiere.
A differenza del fuciliere Pierce Brosnan, il marinaio Caine non ha avuto bisogno di trucco per apparire novantenne, essendo egli novantenne. L’attore inglese finge solo di essere un po’ più male in arnese: gira con un deambulatore, il collo della camicia gli sta ormai largo e ogni tanto è preso dall’affanno.
Senza troppa retorica, il regista Oliver Parker, quello di “Un marito ideale”, cuce addosso al grande interprete britannico dallo sguardo liquido una sorta di avventura “on the road” scritta da William Ivory romanzando un po’ la realtà. Bernie vuole fare pace con quei ricordi terribili, poco gli importa di presenziare alle celebrazioni ufficiali con Obama, Hollande e la regina Elisabetta. L’incontro con Arthur, un veterano della Raf che custodisce un enorme cruccio affogato nell’alcol, gli darà infatti la forza di raggiungere il cimitero di Bayeux, dopo un toccante faccia a faccia con alcuni coetanei tedeschi lì per i suoi stessi motivi.
Un’aria crepuscolare spira su questo film senile, a suo modo romantico, in buona misura giocato sul momentaneo rapporto a distanza tra Bernie e sua moglie Rene, più malconcia di lui e tuttavia capace di dargli la forza di partire, ordinandogli bruscamente “Just Go!”. Tra qualche flashback, frammenti di repertorio e troppa musica, “Fuga in Normandia” ha il merito di proporre un racconto a suo modo universale, che riguarda tutte le guerre, dal punto di vista dei vivi e dei morti.
Caine lavora per sottrazione, calandosi con misura dentro il fisico e la testa del valetudinario marinaio col petto ricolmo di mostrine, mentre Glenda Jackson (alla sua ultima prova prima di morire) e John Standing danno corpo ai personaggi di Rene e di Arthur. Se lo trovate in inglese coi sottotitoli, be’ è tutta un’altra cosa.
PS. Per chi non ricordasse, i due attori protagonisti avevano lavorato insieme nel 1975, in “Una romantica donna inglese” di Joseph Losey.

Michele Anselmi