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Garrel incerto tra due donne. Com’è “L’uomo fedele”? Dura solamente 75 minuti

L’angolo di Michele Anselmi

Un amico mi chiede com’è “L’uomo fedele” di Louis Garrel. Mi viene da rispondere: “Dura solo 75 minuti”. Attore carismatico in Francia, specializzato in ruoli da maledetto, scorticato o dannato, il 35enne cineasta firma qui la sua seconda regia, dopo “Due amici” del 2015. Di sicuro non ha il talento del padre Philippe, molto venerato dalla cinefilia festivaliera; in compenso parla bene l’italiano, forse imparato ai tempi di “The Dreamers” di Bertolucci, infatti domenica scorsa s’è divertito a mettere in imbarazzo Fabio Fazio, per finta, dicendo in diretta che la sua è “l’ultima trasmissione di sinistra in Italia”. Aveva accanto la moglie Laetitia Casta, che non a caso appare anche in “L’uomo fedele”. Tutto in famiglia, insomma.
L’uomo in questione è incarnato dallo stesso Garrel, che sembra un personaggio di Andrea Pazienza ma molto più tranquillo. Tornando a casa, Abel si sente dire dalla compagna Marianne: “Sono incinta, ma non di te. Ho una storia con Paul”. Paul è il miglior amico di Abel, il quale, senza ciglio battere, fa le valigie e lascia la casa.
Nove anni dopo Paul muore per un infarto, così Abel e Marianne si rivedono al funerale; magari avrebbero voglia di riallacciare il loro rapporto amoroso, se non fosse che Eve, la sorella di Paul ormai diventata signorina e da sempre invaghita di Abel, passa al contrattacco per strappare l’uomo a Marianne. La quale ha un figlio di nove anni, Joseph, sicuro, tanto da confessarlo ad Abel, che la mamma abbia avvelenato il padre.
Spinto da Marianne, decisa ad essere riconquistata ma senza incertezze, il docile Abel fa di nuovo le valigie a va a vivere nel mini-appartamento di Eve, che però, essendo giovane e scalpitante, presto si annoierà di quello che fu l’uomo dei suoi sogni.
Giocando sui temi della “ronde” sentimentale, il film, nelle sale da giovedì 11 aprile con Europictures, procede per situazioni buffe, traslochi farseschi, corse a perdifiato, battute più o meno fulminanti, incespichi emotivi e sospensioni beffarde, il tutto condito dal triplice uso di voci off. Leggero fino all’inconsistenza, “L’uomo fedele” sembra una vacanza, anche se alla voce sceneggiatura compare il nome di Jean-Claude Carrière.
Garrel, sballottolato tra le due femmine e in fondo fedele a entrambe, infine prenderà una decisione; Casta fa la più matura e consapevole Marianne (del resta non era stata soprannominata “la Marianna di Francia”?), mentre l’acerba Lily-Rose Depp, figlia di Vanessa Paradis e di Johnny Depp, incarna l’umorale ninfetta che mette zizzania tra i due. Siccome siamo in zona cinema d’autore, dove non manca mai la strizzatina d’occhio, arriva immancabile la citazione da “Lo strano amore di Marta Ivers” di Lewis Milestone.

Michele Anselmi

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