L’angolo di Michele Anselmi 

Il volto duro, tirato, di un rasato Alessandro Gassmann che promette sfracelli; il sorriso barbuto, pacioccone, di un corpulento Diego Abantuono che non vorrebbe rotture. Quasi contemporaneamente arrivano sulle piattaforme in streaming due film italiani che fino a poco tempo fa, forse, sarebbero usciti nelle sale. Ma è meglio così. L’uno si chiama “Il mio nome è vendetta”, da mercoledì 30 novembre su Netflix, produce la Colorado Film di solito specializzata in commedie familiari e cartoni animati; l’altro si chiama “Improvvisamente Natale”, da giovedì 1° dicembre, su Prime Amazon, prodotto dalla Notorious Pictures di solito specializzata in storie d’azione.
Gassmann, lunedì sera ospite di Lilli Gruber, ha confessato di essersi divertito un mondo nell’ammazzare per finta così tante persone. In effetti, a partire dal titolo, “Il mio nome è vendetta” si propone come un classico “revenge movie”, di quelli tosti, lividi e feroci, senza troppi assilli psicologici, dove di solito l’eroe stagionato viene richiamato alle antiche pratiche dopo aver cambiato vita. Roba da Liam Neeson o Jean Reno, volendo anche da Keanu Reeves versione ”John Wick”.
Santo, ovvero Gassman, è un cinquantenne di origini calabresi da tre lustri trapiantato in Alto Adige. Ha una bella moglie del posto, la figlia adolescente Sofia gli vuole bene, lui lavora di fino in una segheria. Però non vuole essere fotografato e c’è un motivo: a lungo è stato micidiale sicario della famiglia Franzé. La figlia manda in rete una foto scattata durante una gita in montagna e un attimo dopo partono da Milano due killer della ‘ndrangheta per sterminare tutta la famiglia. Sofia sopravvive, al posto di Santo viene ucciso il cognato che gli somiglia, sicché padre e ragazzina devono scappare perché il vecchio boss Don Angelo li vuole morti subito.
Un classico, diciamo, che Cosimo Gomez, scenografo alla sua terza regia, maneggia sulla base di una sceneggiatura scritta insieme al romanziere noir Sandrone Dazieri. Purtroppo il film non mantiene quanto promette, anche all’interno delle convenzioni. Ma le sparatorie e le scene cruente sono girate con professionale dinamismo, si respira un certo clima fosco tipico del filone, tra parlata calabrese, telecamere onnipresenti e ritualità mafiose. L’indurito Gassmann, una volta tornato ammazzatutti, naturalmente cita “Il richiamo della foresta” di Jack London laddove si legge: “Uccidere o essere uccisi, questa è la legge. Mostrare pietà è solo un segno di debolezza”. La disubbidiente Sofia è interpretata da Ginevra Francesconi e vestita in modo da farla sembrare un po’ “Hanna” e un po’ Lisbeth Salander; mentre Remo Girone, memore di Tano Cariddi e di tanti altri boss criminali, fa il cattivo in vestaglia legato al vecchio codice d’onore. Finale politicamente corretto, ma neanche tanto (certe specialità si trasmettono di padre in figlia).
Domanda: ma quanti film fa Francesco Patierno? È pronto a uscire “La cura” ispirato a “La peste” di Camus, al festival di Torino passa il documentario “Svegliami a mezzanotte” ed ecco “Improvvisamente Natale”, girato in Alto Adige come “Il mio nome è vendetta” (va forte la locale Film Commission). Un tempo l’avrebbe firmato Neri Parenti un film così, infatti il suo nome compare tra gli sceneggiatori; diciamo che Patierno ingentilisce il tocco e rende più fresca la natalizia commedia per famiglie.
La storia in realtà si svolge ad agosto, ma vedrete che il Natale anticipato c’entra, eccome. Un prestigioso resort di montagna gestito dal vecchio albergatore Abatantuono ha perso clienti, bisogna vendere ai cinesi pronti come falchetti a fare l’affare. E intanto, per passare il Ferragosto al fresco, arrivano in albergo personaggi di varia età: la figlia del proprietario insieme al marito e alla figlia adolescente (i due stanno per separarsi ma non sanno come dirlo alla ragazzina), una coppia sessantenne logorata dalla noia, una bella e misteriosa signora bionda sempre sola…
Naturalmente le storie sono destinate a intrecciarsi, secondo una logica da pochade birichina, con un pizzico di cinefilia a buon mercato: i ragazzini del posto, per spaventare i cinesi e farli scappare, ricostruiscono alcune famose scene di “Shining” nell’Overlook Hotel.
Patierno estrae ciò che può dal copione prevedibile. Il meglio lo portano gli interpreti ben diretti: se Abatantuono è eternamente uguale a sé stesso, Violante Placido, Lodo Guenzi, Anna Galiena, Antonio Catania, il mago Forest, Nino Frassica e la bentornata Gloria Guida conferiscono un po’ di brio ai dilemmi sentimentali agitati, anche se la migliore in campo mi pare Sara Ciocca, 14 anni, la nipotina sveglia, sensibile e ingegnosa.

Michele Anselmi